current adventure: "How to be a Grown Up"

current adventure: "How to be a Grown Up"
description: jack si avventura nella giungla metropolitana; chi può sapere a cosa va incontro?
goal: capire cosa fare della propria vita
status: in corso

venerdì 6 luglio 2012

quarantasettesimo giorno di navigazione, Stavanger. Post-umi di una brutta giornata.


Ahhhhhhhhhhh.
So che a voi, amanti delle avventure, piace leggere di pirati, arrembaggi e saccheggi, ma, purtroppo, la vita di bordo non è sempre così romantica. Piuttosto, come ha giustamente osservato un amico di penna, abbondano i momenti prosaici, noiosi, stressanti o, a tratti, addirittura insostenibili.
Perciò vi chiedo scusa in anticipo, ma stasera dovrete accontentarvi del post-umo di una brutta giornata.

Abbiamo un po’ di problemi in tipografia. In ordine sparso: io sono nuova e non ho ricevuto un training, non so fare il lavoro; non conosco le procedure, quindi i miei doveri, ma nemmeno i miei diritti (se non quelli generici di lavoratore, che vengono comunque quotidianamente violati); le stampanti non funzionano; non ci sono abbastanza computer per tutti; culture diverse, modi di fare diversi, sotto pressione sono micce che attendono solo un pretesto per essere accese e far esplodere i conflitti (ad esempio, il mio assistente è sudamericano e, pur essendo molto competente, ha questo modo di fare da Posapiano “No hay problema” Rodriguez che a giorni alterni mi fa venire voglia di abbracciarlo o dargli una pacca sulle spalle con un oggetto contundente; proprio come la mia impronta milanese manda lui in bestia); puoi avere degli amici sulla nave, ma quando sei in bratta (dal dizionario di bordo: “bratta” può voler dire sbattimento pesante, fretta, troppa pressione, troppo lavoro, problemi con le attrezzature, i corporate a bordo, qualsiasi tipo di problema lavorativo per cui si rende impossibile essere educati con gli altri perchè ogni parola superflua è uno spreco di energia), dicevo, quando sei in bratta esisti solo tu; e via dicendo.

Molti di questi problemi sono legati al fatto che lavorare con gli altri non è mai semplice. Non è spiacevole, se ho a che fare con persone intelligenti che, come me, cercano di fare bene il proprio lavoro. Non è sempre così. Ad esempio, l’altro ieri ho litigato con l’hostess giapponese. Questa caricatura di essere umano ha avuto il coraggio di farmi aspettare 4 ore una traduzione urgente – 4 ore! Cellulare spento, in cabina non c’è, non si trova da nessuna parte. Ad un certo punto qualcuno mi riferisce che è alla Spa a farsi una sauna (e probabilmente capelli, unghie dei piedi, plastica facciale). Alla fine riesco a chiamarla e a trascinarla in ufficio. In pratica sì, lei la traduzione l’aveva fatta da 3 ore, ma non me l’aveva portata perchè non voleva venire in ufficio, visto che ogni volta che entra c’è qualcuno che le urla addosso (il che è onestamente un’esagerazione, ma comunque, si faccia qualche domanda. Se le danno tutti contro, è solo perché è una rincoglionita). Non so, è come andare dalla maestra a dirle “sì, io i compiti li ho fatti, ma li ho lasciati a casa se no la cartella pesava troppo”. Le rispondo che se ha troppa paura di noi può tranquillamente usare il disco condiviso che collega tutti gli uffici della nave, compreso il suo. Non sapendo come ribadire a questa ovvietà, se ne esce con un “ma tu non mi avevi detto che fosse urgente”.
Ma naturalmente è impossibile, visto che io sono responsabile del suo lavoro e delle scadenze, e conoscendola le avevo chiesto la consegna con largo anticipo. Semplicemente, le ho risposto: “Se stai insinuando che ti stia mentendo, questa conversazione finisce qui. Ma non osare mai più farmi aspettare nemmeno 5 minuti.”
Ringhiavo, ma ero calma. Probabilmente se mi fossi guardata allo specchio avrei visto mia madre, in uno dei suoi momenti di massima efficenza, quando qualche famosa puttanona di cui non facciamo nomi (B.B.B) supera la soglia della decenza. E mentre me ne rendevo conto, l’incazzatura ha lasciato momentaneamente il posto ad una sensazione molto piacevole e rigenerante, quella di avere mia madre al mio fianco, che mi leva un problema dalle spalle. Ad ogni modo, qualcosa nel mio aspetto o nella mia voce deve averla spaventata e non ha più osato rispondermi.

Altre volte si discute perchè la pressione è alta e siamo lasciati soli a noi stessi. L’unica preoccupazione dei nostri capi è darci delle scadenze, senza badare al fatto che non abbiamo gli strumenti per rispettarle. Fosse per loro, potremmo scrivere anche a mano, col sangue, di notte, non importa, basta che consegnamo il materiale all’ora stabilita. Può darsi che sia così in ogni azienda, ma io ci vivo insieme. Immaginate: avere il vostro capo come coinquilino. Oggi ho litigato con uno di loro: non sto a raccontarvi tutta la vicenda perchè sono quasi le 2, ma in poche parole voleva che gli stampassi un documento, immediatly. Per diversi problemi tecnici non era possibile; ho provato a spiegarglielo, ma mi ha detto che non lo riguardava, che era un mio problema e che io dovevo risolverlo. Non so bene come improvvisarmi capotecnico, ma vedrò di rompere definitivamente le macchine, così diventa un suo problema, eccome.

7 commenti:

Anonimo ha detto...

Brava ire così si fa! Ora xò vado in branda pure io che domani mi tocca una bratta.

Notte!

Tumino

Ada ha detto...

Brava Irene, fatti sentire solo così capiranno chi sei veramente e vedrai che piano piano le cose andranno meglio. baci
Ada

Anonimo ha detto...

Spaccagli una bottiglia in testa, non prima di essertela scolata. Possibilmente in compagnia di un essere umano simpatico. Dai, almeno uno ce ne sarà...

Ale

Anonimo ha detto...

W i ritmi sudamericani e abbasso i milanesi!!! Devo imparare lo spagnolo o il portoghese (magari con qualche ripetizione dalla Vale R. :D) ed emigrare in qualche patria della siesta :D

Un saluto a te ed alla brava Eliana che a quanto pare ha fatto un otimo lavoro in questi 28anni :D


M



ps. lo zaino pesava troppo...ne ho inventate tante, ma a questa non ci avevo pensato :D

Eliana ha detto...

Tesoro, vuoi che ti faccia un calcolo sul numero di volte in cui mi sono sentita rispondere: "te lo giurissimo! I compiti li ho fatti, ma li ho lasciati a casa perché la cartella pesava troppo!"?
Con "il capo" di problemi ne ho sempre avuti pochini, perché di solito li picchio prima che possano alzare lo sguardo ;)
Cmq, non temere. Come vedi, la mamma è sempre con te e dunque non hai niente di cui preoccuparti :)****

Anonimo ha detto...

Che sbatta domani mi tocca una tratta bratta.. grande ire continua così!!

Rosso

Anonimo ha detto...

Mi hai fatto paura solo leggendo il blog ho temuto il peggio per la giapponese!!

Un abbraccio

Gava