current adventure: "How to be a Grown Up"

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description: jack si avventura nella giungla metropolitana; chi può sapere a cosa va incontro?
goal: capire cosa fare della propria vita
status: in corso

lunedì 23 luglio 2012

Sessantaquattresimogiorno di navigazione, Oslo

 Il porto di Oslo è una grande baia che si infila nel cuore della città, o forse è meglio dire che la città è stata costruita lungo la baia, nei secoli, fino a coprirla tutta. Guardando il porto dal mare aperto, il tempo scorre virtualmente da dritta a sinistra. Sul lato destro, una collina a strapiombo sul mare dove sorge un’antica cittadella con il suo castello – più una fortezza che un castello vero e proprio – circondati da un parco verdissimo. Al vertice della curva c’e il municipio e, procedendo verso sinistra, le costruzioni si fanno sempre più moderne fino ad arrivare a grattacieli di vetro e acciaio che brillano al sole – credo, il sole in norvegia non l’ho mai visto – e in cui si riflettono il mare e il cielo.
 Oggi ho fatto un giro nella cittadella. È bellissima. Il parco inizia ai piedi della collina, circondato da una muraglia di tutto rispetto, posti di vedetta (tuttora in uso, abbiamo assistito al cambio della guardia), torri, camminamenti, passaggi e via dicendo. È verdissimo. La terra è soffice e l’erba è fresca. Gli occhi riposano. Mi rendo conto che sembra la descrizione della gita domenicale in un tema di seconda elementare, ma dovete capire che io vivo in una casa di ferro dove tutto è artificiale, l’aria, l’acqua, la luce, tutto. La sensazione semplice e genuina di un prato o di un albero, a confronto con l’ambiente inospitale della nave, supera di gran lunga la mia abilità retorica.
 Poi, la vista che si gode dalla cima della collina è mozzafiato. Non solo per lo spettacolo naturale, che, pure, ha tutte le carte in regola;  la cosa più curiosa è la sensazione di trovarsi nel medioevo e di osservare il ventunesimo secolo che accade sulla sponda opposta della baia. È come se le due sponde si trovassero in due epoche diverse, e dall’una fosse possibile scorgere l’altra.

Eva ed io coroniamo la passeggiata con una birra norvegese consacrata al dio norreno del mare – perdonatemi, non ne ricordo il nome – che, apparentemente, oltre a fare il bello e il cattivo tempo faceva anche la birra.


p.s. c’è mare grosso, il ponte di comando ha mandato un ordine a tutti i reparti di assicurare con delle cime tutto il materiale che potrebbe cadere o rovesciarsi e fare male a qualcuno. La nave beccheggia, scricchiola e muggisce come un grosso animale, con le paratie che si contraggono e si deformano – anche se impercettibilmente, se non fosse per il rumore – a causa della pressione. Superato il problema del mal di mare (ormai, quasi non mi accorgo neanche più che ci stiamo muovendo), in questi casi la nave agisce come una culla e mi fa venire un gran sonno.









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