E mai nome di città fu incipit più adatto.
Negli ultimi quattro giorni ho passato alcune delle ore
peggiori della mia vita, diciamo nella top 20 dei momenti da dimenticare (in
realtà qui non si butta mai nulla, è solo un modo di dire).
Dovete sapere che i passeggeri danno un voto a tutti i
servizi alla fine di ogni crociera. Il rating
(cioè le valutazioni) della Luminosa sono ai minimi storici; soprattutto per quanto
riguarda le vendite – in pratica non entrano soldi. Ragione per cui Genova si è
incazzata e ci ha mandato a bordo i corporate
(dal dizionario di bordo, un corporate
è il responsabile a terra di un dipartimento. Si occupa di tutti gli aspetti
organizzativi, delle procedure, dei problemi che possono sorgere in ambito
lavorativo. È una specie di ministro con portafoglio e può anche deliberare
assunzioni e licenziamenti. I corporate
sono più potenti dell’Hotel Director e, sotto certi versi, persino del comandante),
dicevo, Genova ci ha mandato a bordo i corporate
di ogni dipartimento. Tutti i manager sono sotto esame, e qualche testa dovrà
saltare. Indovinate un po’ chi ne fa le spese? Perchè, se un capo intelligente
cerca di sfruttare i propri schiavi in modo intelligente (magari puntando alla
qualità), un capo stupido non fa altro che vomitare la propria pressione sui
suddetti schiavi, mungendoli fino allo sfinimento come vacche da latte in un
allevamento intensivo.
Ho lavorato round the
clock (12 ore di fila) per quattro giorni di seguito; ma non solo.
Non essendoci stato il tempo per un vero training, quando
siamo di corsa Eva ed io ci dividiamo il lavoro in modo che io faccia solo
quello che so già fare (almeno riusciamo a chiudere l’ufficio alle 11 invece
che all’una del mattino). Che sarebbe, in pratica, battere a macchina.
Taptaptaptaptaptaptaptaptaptaptaptaptaptaptaptaptaptaptaptaptaptaptaptaptaptaptaptaptaptaptaptaptaptaptaptaptaptaptaptaptaptaptaptaptaptaptaptaptaptaptaptaptap,
tutto il giorno, 3 menu per il pranzo e 3 per la cena. Ricevo il menu dai
cuochi di mattina, intorno alle 9; lo traduco in 5 lingue e lo metto nel
layout; e poi prego. Se sono fortunata, devo solo convocare le hostess (Madre de Dios...) per correggere le
traduzioni – ho problemi soprattutto con le declinazioni del tedesco. Se il
fato mi è avverso, lo chef tornerà due, tre, anche quattro volte con cambi e
aggiornamenti. Ieri mi hanno fatto cambiare le patate prima in fritte, poi in
crocchette, poi in brasare, poi in fritte di nuove. E ogni volta io, da brava
scimmia ammaestrata, cancella, traduci, copia, incolla, in tutte le lingue. Ma
nel frattempo, ecco che sopraggiunge una nuova versione ancora. Così, i cambi
si accumulano e si accavallano, e ci scappa l’errore, specialmente dopo
svariate ore che sono davanti al pc senza una sosta. E la s t a n c h e z z a. Cronica.
Se non fosse che mi mangiano il poco tempo libero che ho, sono quasi contenta
quando ho dei tempi morti, in cui mi tocca fermarmi per aspettare i comodi
altrui. Stessi almeno salvando dall’estinzione una specie molto rara di balena,
contribuendo a trovare la cura contro l’aids o inventando il teletrasporto; ma
no, sto cambiando i cavolfiori al vapore in melanzane ripiene. E nemmeno la
soddisfazione di mangiarle, visto che la mensa della nave è tra le Setta Cose
Più Tristi Dell’Universo Conosciuto. (Prima si mangiava meglio, da un paio di
settimane anche questo aspetto è andato degenerando).
Ho così tante lamentele da fare che non comincio nemmeno (ho
già cominciato, ma voi non fatemelo notare, per favore...)
Ho una responsabilità enorme, perché sono l’interfaccia che
collega gli ospiti con un meccanismo composto da un migliaio di rotelline; ma il
meccanismo non funziona, e l’interfaccia ci rimette la faccia, appunto. In più,
il direttore dei servizi, non so se più pazzo o più stressato o più stronzo,
mette una cura tutta particolare nel tentativo di renderci la vita un inferno,
e con discreto successo, bisogna riconoscerlo. Nella fattispecie è lui che ha
deciso che è un mio problema se le fotocopiatrici non funzionano. È lui quello
che mi sta costringendo a turni massacranti. E non contento, è anche riuscito a
dirmi cose tipo “sei una bugiarda”, “no, non ho tempo per un parlarne, sono
troppo impegnato” e “non contestare i miei ordini, esegui”.
Tra parentesi, eseguirei, se mi fidassi; ma è la stessa
persona che dovrebbe fornire a tutto lo staff il programma della settimana, e
non ha detto a nessuno che oggi arrivavamo al porto alle 9 invece che alle 14;
la stessa persona che ci fa riscrivere il giornale 4 o 5 volte perché si
sbaglia a correggere le schedule dei
ristoranti; la stessa che ieri se ne esce con un clamoroso “ma nessuno mi ha
detto che stasera era serata di gala” (chi lavora in nave sa che è lui a
decidere quando è gala, e che normalmente il secondo giorno di crociera è comunque
sempre gala).
Perilresto.
Ho una nuova compañera
de quarto. Peruviana, si chiama Bethsy Rojas, che suona un po’ come
“pettirosso”. È davvero un uccellino, 22 anni, dolce e ciarliera, mi ha preso
per la sua sorella maggiore e se ne arriva a qualsiasi ora attaccando bottone
in uno spagnolo a velocità warp. Non mi sembra turbata dal fatto che io lo
spagnolo non lo capisca, semplicemente ha deciso che lo imparerò. Anche se a
volte è faticoso seguirla, ed è più disordinata di me, mi ci trovo molto bene.
Ogni tanto piange, soprattutto di rabbia, e la capisco. Oggi una tour leader le
ha detto che era “inutile”.
Mi ha fatto tenerezza. Probabilmente, durante i miei primi
giorni dovevo assomigliarle parecchio, a lei così come a tuttiquelli che
arrivano per la prima volta: gli occhi sbarrati, incapaci di stare fermi, col
volto distorto dal panico nel rendersi conto che non c’è nessuno che ci guidi e
che siamo soli in mezzo all’oceano, senza patria, senza diritti, senza limoni in
cambusa.
Grazie a lei mi sono resa conto che non sono più “quella nuova”.
3 commenti:
Cara Ire, a parte il fatto che tu sei costantemente in mezzo ad un Oceano e io in Corso Sempione nell'appiccicosa Milano, mi sa che più o meno siamo sulla stessa barca!
Anzi, ti dirò di più, quando tu tornerai finalmente sulla terraferma io finirò in un posto ultimamente molto frequentato: la chiamano cassaintegrazione (ma a me piace di più "solidarietà")... In ogni caso, i capi poco dotati di intelligenza vedo con tristezza che sono un po' in tutto il mondo. Che sfiga! e io che pensavo di andare a lavorare in qualche posto lontano sperduto in mezzo al mare... :)
Mi manchi :)
> ... non c’è nessuno che ci guidi e che siamo soli in mezzo all’oceano, senza patria, senza diritti, senza limoni in cambusa.
diavolo, questo sembra l'incipit di uno di quei drammoni dove l'eroe solitario fissa con sguardo vacuo l'orizzonte perduto...
ola chica, anche la ciurma può far sentire il suo disagio e può succedere che siano i comandanti a penzolare infine dall'albero maestro. non è frequente, lo ammetto, ma siccome i capi hanno sempre dei capi, se mancano soldi dal portafogli qualche piccola rivoluzione avviene sempre.
p.s.: mi dispiace manchino i limoni.
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