current adventure: "How to be a Grown Up"

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description: jack si avventura nella giungla metropolitana; chi può sapere a cosa va incontro?
goal: capire cosa fare della propria vita
status: in corso

lunedì 9 luglio 2012

Cinquantesimo giorno di navigazione, Hell-sink-i, ovvero, un inferno in procinto di affondare


E mai nome di città fu incipit più adatto.
Negli ultimi quattro giorni ho passato alcune delle ore peggiori della mia vita, diciamo nella top 20 dei momenti da dimenticare (in realtà qui non si butta mai nulla, è solo un modo di dire).

Dovete sapere che i passeggeri danno un voto a tutti i servizi alla fine di ogni crociera. Il rating (cioè le valutazioni) della Luminosa sono ai minimi storici; soprattutto per quanto riguarda le vendite – in pratica non entrano soldi. Ragione per cui Genova si è incazzata e ci ha mandato a bordo i corporate (dal dizionario di bordo, un corporate è il responsabile a terra di un dipartimento. Si occupa di tutti gli aspetti organizzativi, delle procedure, dei problemi che possono sorgere in ambito lavorativo. È una specie di ministro con portafoglio e può anche deliberare assunzioni e licenziamenti. I corporate sono più potenti dell’Hotel Director e, sotto certi versi, persino del comandante), dicevo, Genova ci ha mandato a bordo i corporate di ogni dipartimento. Tutti i manager sono sotto esame, e qualche testa dovrà saltare. Indovinate un po’ chi ne fa le spese? Perchè, se un capo intelligente cerca di sfruttare i propri schiavi in modo intelligente (magari puntando alla qualità), un capo stupido non fa altro che vomitare la propria pressione sui suddetti schiavi, mungendoli fino allo sfinimento come vacche da latte in un allevamento intensivo.

Ho lavorato round the clock (12 ore di fila) per quattro giorni di seguito; ma non solo.
Non essendoci stato il tempo per un vero training, quando siamo di corsa Eva ed io ci dividiamo il lavoro in modo che io faccia solo quello che so già fare (almeno riusciamo a chiudere l’ufficio alle 11 invece che all’una del mattino). Che sarebbe, in pratica, battere a macchina. Taptaptaptaptaptaptaptaptaptaptaptaptaptaptaptaptaptaptaptaptaptaptaptaptaptaptaptaptaptaptaptaptaptaptaptaptaptaptaptaptaptaptaptaptaptaptaptaptaptaptaptaptap, tutto il giorno, 3 menu per il pranzo e 3 per la cena. Ricevo il menu dai cuochi di mattina, intorno alle 9; lo traduco in 5 lingue e lo metto nel layout; e poi prego. Se sono fortunata, devo solo convocare le hostess (Madre de Dios...) per correggere le traduzioni – ho problemi soprattutto con le declinazioni del tedesco. Se il fato mi è avverso, lo chef tornerà due, tre, anche quattro volte con cambi e aggiornamenti. Ieri mi hanno fatto cambiare le patate prima in fritte, poi in crocchette, poi in brasare, poi in fritte di nuove. E ogni volta io, da brava scimmia ammaestrata, cancella, traduci, copia, incolla, in tutte le lingue. Ma nel frattempo, ecco che sopraggiunge una nuova versione ancora. Così, i cambi si accumulano e si accavallano, e ci scappa l’errore, specialmente dopo svariate ore che sono davanti al pc senza una sosta. E la s t a n c h e z z a. Cronica. Se non fosse che mi mangiano il poco tempo libero che ho, sono quasi contenta quando ho dei tempi morti, in cui mi tocca fermarmi per aspettare i comodi altrui. Stessi almeno salvando dall’estinzione una specie molto rara di balena, contribuendo a trovare la cura contro l’aids o inventando il teletrasporto; ma no, sto cambiando i cavolfiori al vapore in melanzane ripiene. E nemmeno la soddisfazione di mangiarle, visto che la mensa della nave è tra le Setta Cose Più Tristi Dell’Universo Conosciuto. (Prima si mangiava meglio, da un paio di settimane anche questo aspetto è andato degenerando).

Ho così tante lamentele da fare che non comincio nemmeno (ho già cominciato, ma voi non fatemelo notare, per favore...)

Ho una responsabilità enorme, perché sono l’interfaccia che collega gli ospiti con un meccanismo composto da un migliaio di rotelline; ma il meccanismo non funziona, e l’interfaccia ci rimette la faccia, appunto. In più, il direttore dei servizi, non so se più pazzo o più stressato o più stronzo, mette una cura tutta particolare nel tentativo di renderci la vita un inferno, e con discreto successo, bisogna riconoscerlo. Nella fattispecie è lui che ha deciso che è un mio problema se le fotocopiatrici non funzionano. È lui quello che mi sta costringendo a turni massacranti. E non contento, è anche riuscito a dirmi cose tipo “sei una bugiarda”, “no, non ho tempo per un parlarne, sono troppo impegnato” e “non contestare i miei ordini, esegui”.
Tra parentesi, eseguirei, se mi fidassi; ma è la stessa persona che dovrebbe fornire a tutto lo staff il programma della settimana, e non ha detto a nessuno che oggi arrivavamo al porto alle 9 invece che alle 14; la stessa persona che ci fa riscrivere il giornale 4 o 5 volte perché si sbaglia a correggere le schedule dei ristoranti; la stessa che ieri se ne esce con un clamoroso “ma nessuno mi ha detto che stasera era serata di gala” (chi lavora in nave sa che è lui a decidere quando è gala, e che normalmente il secondo giorno di crociera è comunque sempre gala).


Perilresto.
Ho una nuova compañera de quarto. Peruviana, si chiama Bethsy Rojas, che suona un po’ come “pettirosso”. È davvero un uccellino, 22 anni, dolce e ciarliera, mi ha preso per la sua sorella maggiore e se ne arriva a qualsiasi ora attaccando bottone in uno spagnolo a velocità warp. Non mi sembra turbata dal fatto che io lo spagnolo non lo capisca, semplicemente ha deciso che lo imparerò. Anche se a volte è faticoso seguirla, ed è più disordinata di me, mi ci trovo molto bene. Ogni tanto piange, soprattutto di rabbia, e la capisco. Oggi una tour leader le ha detto che era “inutile”. 
Mi ha fatto tenerezza. Probabilmente, durante i miei primi giorni dovevo assomigliarle parecchio, a lei così come a tuttiquelli che arrivano per la prima volta: gli occhi sbarrati, incapaci di stare fermi, col volto distorto dal panico nel rendersi conto che non c’è nessuno che ci guidi e che siamo soli in mezzo all’oceano, senza patria, senza diritti, senza limoni in cambusa.
Grazie a lei mi sono resa conto che non sono più “quella nuova”.

3 commenti:

Marti ha detto...

Cara Ire, a parte il fatto che tu sei costantemente in mezzo ad un Oceano e io in Corso Sempione nell'appiccicosa Milano, mi sa che più o meno siamo sulla stessa barca!
Anzi, ti dirò di più, quando tu tornerai finalmente sulla terraferma io finirò in un posto ultimamente molto frequentato: la chiamano cassaintegrazione (ma a me piace di più "solidarietà")... In ogni caso, i capi poco dotati di intelligenza vedo con tristezza che sono un po' in tutto il mondo. Che sfiga! e io che pensavo di andare a lavorare in qualche posto lontano sperduto in mezzo al mare... :)
Mi manchi :)

nemo ha detto...

> ... non c’è nessuno che ci guidi e che siamo soli in mezzo all’oceano, senza patria, senza diritti, senza limoni in cambusa.

diavolo, questo sembra l'incipit di uno di quei drammoni dove l'eroe solitario fissa con sguardo vacuo l'orizzonte perduto...

ola chica, anche la ciurma può far sentire il suo disagio e può succedere che siano i comandanti a penzolare infine dall'albero maestro. non è frequente, lo ammetto, ma siccome i capi hanno sempre dei capi, se mancano soldi dal portafogli qualche piccola rivoluzione avviene sempre.

nemo ha detto...

p.s.: mi dispiace manchino i limoni.