current adventure: "How to be a Grown Up"

current adventure: "How to be a Grown Up"
description: jack si avventura nella giungla metropolitana; chi può sapere a cosa va incontro?
goal: capire cosa fare della propria vita
status: in corso

venerdì 30 maggio 2008

AUGURI ROBI E PETRU!

non mi viene in mente davvero nulla di brillante da scrivere. sono stancherrima!

giovedì 29 maggio 2008

martedì 27 maggio 2008

...segue

ma comunque la rabbia è un'emozione, e provarla è già qualcosa... non so se preferisco essere sempre arrabbiata o non provare nulla del tutto...

sabato 24 maggio 2008

venerdì 23 maggio 2008

fuck off (?)

in motorino.

-permesso.
(sussurro)-permesso? ma se è sul marciapiede!
...
-punto primo: ho chiesto permesso, non ho detto "levati dal cazzo stronzo". punto secondo: sono sul marciapiede perchè il passo carraio è occupato da una macchina e non potevo scendere. punto terzo: non sto parlando con Lei, non vedo come questa conversazione La riguardi. quindi continui a guardare nel Suo piatto e finisca il Suo aperitivo invece di immischiarsi in faccende che non La riguardano. arrivederci.
...
invece no.
me ne sono andata senza voltarmi.
meglio così.

compito della settimana: incazzarmi di meno.

AUGURI FABRIZIO!

e anche auguri dani!

domenica 18 maggio 2008

sabato 17 maggio 2008

lettera a un'amica lontana

io penso che fare la commessa sia uno schifo. penso che puoi ripetermi finché ti pare che non è vero, che è da bigotti pensarlo, che è solo un lavoro, che la vita è la fuori ma cazzo, passi 9 ore in quella merda di posto, 9 ore sulle misere 24 che te ne regala una giornata, 9 fottutissime ore in cui non fai altro che aspettare di uscire e vivere. perdi 9 ore al giorno, 63 alla settimana, quasi 3300 in un fottutissimo anno ad aspettare di vivere. come dici? che la merda sono io che la penso così? e sia, chissenefrega cazzo. qualcuno doveva dirtelo. guarda pure il cielo dalla finestra del negozio. nella mia milano c'è un fottutissimo grigiore che a volte pisses me off, ma non darò la colpa a lei se non realizzerò i miei sogni. che by the way non sono aspettare e aspettare e aspettare di tornare a casa per accendere un fottuto caminetto. magari è quello che farò. ma non è quello che voglio.
dovevo dirtelo cazzo anche se tu non leggerai mai questa pagina perchè sei troppo impegnata a quotare canzoni.

A NOI DUE, CESSO!

c'è un intero mondo dietro al tu wc, un mondo che non pensavi nemmeno esistesse. ci sono orribili ammassi di roba verde e marrone e ci sono delle viti. lo avresti mai immaginato?
e attenzione, se il tuo asse del cesso si rompe potresti essere condannato a anni di sedute gelide. io sto cercando di scongiurare questa maledizione. da quando il mio asse si è rotto, circa 3 lune fa, sto cercando di svitare ciò che ne rimane per metterne uno nuovo. risultato: ginocchia rotte e due paia di guanti di gomma nel cestino.

devo essere onesta. a litigare col cesso siamo in 2. il mio amico ed io ci diamo il cambio (devi volere davvero bene a qualcuno per mettere le mani la dietro!) e non so come ma questo rende il lavoro un improbabile quasi divertimento.


ok ma ora basta dai. sii docile e fatti svitare, sono stufa :D


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sapete cos'è frustrante? quando cerchi di fare la donna emancipata che si aggiusta il cesso da sola, impazzisci 2 giorni a cercare di svitare due cazzo di bulloni arrugginiti, e poi arriva tuo padre e ti monta l'asse nuovo in no time.

giovedì 15 maggio 2008

incostanza

sto trascurando il mio diario ultimamente. la scusa è sempre la stessa, come disse il buon vecchio michi (ok non era sua, ma gli stava bene), la vita o la vivi o la scrivi. e poi negli ultimi 20 giorni sono stata sola con me stessa solo mentre ero seduta sul cesso o mi spalmavo litri di crema sulle scottature da sole, e, saltuariamente, nella doccia. complessivamente credo non più di 4 ore.

ma il vero motivo per cui non riesco a scrivere nulla è che passo nel giro di pochi istanti dalle stelle al buco nero emotivo, senza avere il tempo di metabolizzare le sensazioni e tradurle in segni grafici. l'unica costante di questo periodo è l'incostanza, e precisamente questa è l'argomento di questo post.

e l'incostanza va a braccetto con la non-determinazione, un attributo che mi sento addosso come una muta da sub troppo stretta, e l'indeterminazione, quella che ti fa sentire come un blocco di argilla troppo secco per poter essere modellato.

e ringrazio la mia maestra di italiano delle elementari per avermi insegnato le similitudini, altrimenti sarei chiusa nella mia incapacità di comunicare come un claustrofobico in un ascensore.

martedì 6 maggio 2008

Qualcuno ha bisogno di essere disperato, di vivere di corsa perché in realtà non riesce a muoversi, e allora pur di fare un passo si lancia da un aereo in un continente sconosciuto dove potrà stare fermo altrove, altrove. Qualcuno cerca cose che non può trovare, ma è fortunato perché sa cosa cercare, c’è chi non ha un percorso e il vuoto fuori è vuoto dentro, è il vuoto di un bicchiere, ma anche del cielo, che un po’ è vuoto ma anche un po’ pieno. E c’è chi mette ghiaccio al posto del suo cuore, chi lo fa apposta, chi per errore, chi perché crede di non avere scelta, chi mette un piede avanti all’altro fino alla prossima svolta, chi si sente nero come la notte, qualcuno ha bisogno di diventarlo per potersi odiare, tirare fuori la polvere da sotto i tappeti, coprirsi di fango per gridare al sole che non si merita tutto questo amore. Qualcuno si sente uno spettatore, o un tecnico luci, e crede di guardare la commedia dall’esterno, qualcuno che vive in una doppia illusione e per non averlo capito sarà sempre fuori da se stesso. C’è qualcuno che “nessuno può capire” ma ha la pretesa di capire tutto. Qualcuno vive solo davanti a uno specchio che non gli rende la sua immagine. C’è chi è brucia la propria pelle, chi taglia a fondo con una lama d’acciaio, chi si strappa i vestiti fino alle ossa e trova solo un’altra maschera, chi si apre il petto per trovare cos’è che fa così tanto male la dentro, chi sparge sale sulle sue ferite. Qualcuno crede che il proprio peso sia legato all’orizzonte, c’è chi corre via per lasciarselo dietro, ma poi non capisce più se si è davvero mosso o se è stato il piano a girargli intorno. Qualcuno che prova pietà per se stesso e da la colpa alla strada, ai muri, ai tetti, al rumore delle macchine, se si sente un po’ macchina anche lui.