11/2/2007 - in corso
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current adventure: "How to be a Grown Up"
description: jack si avventura nella giungla metropolitana; chi può sapere a cosa va incontro?
goal: capire cosa fare della propria vita
status: in corso
venerdì 27 giugno 2008
martedì 24 giugno 2008
Memorie di una ragazza innamorata. Capitolo primo.
Mi sono innamorata la prima volta all’asilo e da allora non ho mai smesso.
Avevo 4 anni e lui 5. Pi ricambiava i miei sentimenti e decidemmo di metterci insieme. Non mi ricordo perché mi piacesse tanto. Era gracilino, timido, con gli occhiali tondi e non mi ricordo nemmeno come cominciò tutta questa storia. Però mi ricordo che ci scrivevamo delle bellissime lettere d’amore.
È una storia tragica, come le grandi storie d’amore sono sempre. A separarci fu la scuola elementare: lui ci andò un anno prima. Per i primi tempi la sorella di Pi, mia compagna di classe, fece da ponte, e recapitava le lettere che ancora ci scrivevamo, ma alla fine, non so perché, la nostra romantica storia a distanza finì. non lo rividi più per molti anni, finché un giorno lo incrociai per strada. Camminava svelto con le mani in tasca, gli auricolari nelle orecchie e un cappellino da baseball calato sugli occhi. Lo riconobbi subito perché, a parte la statura e i segni della pubertà in volto, era identico a quando ci eravamo lasciati. Lui non diede alcun segno di avermi vista, né un abbozzo di sorriso, né uno sguardo distolto. Probabilmente ero così cambiata che non mi avrebbe mai riconosciuta. Tirai avanti senza dire nulla ma con passo più leggero.
Dopo che smisi di sentire Pi mi presi una cotta per Ru. Proprio bellino. Biondissimo con grandi occhi nocciola, il favorito delle maestre. Era solo una cottarella, e mi passò in fretta, ma fu sufficiente a farmi cambiare fede calcistica, da interista (quella di mia madre), a milanista (quella di Ru). In realtà non scambiai mai molte parole con Ru: credo che non sapesse nemmeno chi fossi. Quello dev’essere stato il primo dei miei amori non corrisposti.
Di cosa ci innamoriamo da bambini? Cosa ci colpisce, cosa ci fa scegliere proprio quella persona, e non un’altra, per rivolgere a lei i nostri sentimenti? Io non lo so. Da grandi intervengono fattori diversi come il look, il “saperci fare” (io mi lascio abbindolare come un’allocca da quelli che ci sanno fare), cose che da bambini non contano molto. So solo che mi sono innamorata sempre di due tipologie di uomini: 1) i fighi, più che innamorarmi mi prendo delle cotte clamorose (con alcune eccezioni) 2) quelli il cui cuore è difficile da conquistare, in genere i traumatizzati emotivi, quelli che “ah no, non mi innamorerò mai, oh, no, io sono un cane sciolto, un lupo solitario” oppure che “oh, il mondo è traggeddia”, e che stimolano il mio istinto materno. Pi era di questa seconda categoria, anche se ancora eravamo troppo piccoli per parlare di veri traumi emotivi, di certo era uno che ispirava tenerezza. Ru era un figo, e forse il fatto che non mi vedesse nemmeno (per ben due volte, come saprete poi) ha segnato il mio karma amoroso. Fatto sta che da allora, ho difficoltà anche solo a parlare con i fighi (roba da arrossire fino alle orecchie e non riuscire ad alzare lo sguardo, e se per caso mi rivolgono la parola comincio a dondolare le braccia come uno scimpanzé e a controllarmi accuratamente la punta delle scarpe), mentre quelli che devono essere salvati vengono a me come api al miele. Qualche volta è seccante.
martedì 17 giugno 2008
martedì 3 giugno 2008
...continua dal post precedente
la scatola da scarpe non era una scatola da scarpe. su una medaglietta d'argento erano incise le parole "Germana Caffettano" e due date.
ciao, nonna. è bello averti a casa.
come dire, chi non muore si rivede.
un altro addio
ricordo di piangere sulle ginocchia di mio padre mentre lui, poverino, cerca di spiegarmi la morte.
a scuola stavamo studiando l'adolescenza, questa cosa indefinita che ci stava più o meno investendo tutti quanti intagliando pelucchi e curvette sui nostri corpi omogenei di bambini. ci diedero un tema sull'adolescenza, appunto, ma la mia maestra mi chiese se non preferissi invece scrivere di "quello che mi era successo". forse ero imbarazzata, ma scrissi un "distinto" tema sull'adolescenza che terminava con la frase "il periodo più bello e più brutto di tutta la vita umana" (venne corretta in "il periodo più bello e più brutto della mia vita fino a questo momento", con una nota che sottolineava come dai miei 10 anni non avessi la più pallida idea di cosa fosse la vita umana. lì per lì mi sembrò solo che fosse una frase molto meno a effetto, ma 14 anni dopo mi rendo conto che la correzione era legittima). scrissi un'accorata apologia dell'adolescente gonfia di retorica che avrebbe convinto qualsiasi giuria, ma la verità è che non sapevo neanche cosa fosse, l'adolescenza, e quando lo scoprii non mi piacque affatto. in ogni caso la morte della nonna non mi sembrava qualcosa su cui scrivere un tema né tanto meno su cui fare confidenze, specie su richiesta. la manifestazione del dolore interiore mi ha sempre causato un grande imbarazzo (tutt'ora, piuttosto che piangere in pubblico mi taglierei un braccio, e piangere in solitario mi fa sentire molto stupida, con il risultato che, salvo veri e propri esaurimenti nervosi, non piango quasi mai).
un altro ricordo vivido che ho di quei giorni, è la montagna di telegrammi di condoglianze che ci vennero recapitati. o la mamma o la nonna erano di sicuro molto amate da tutti (naturale, essendo due persone eccezionali). non so se lo feci per cercare di consolare mia madre o perché avevo un disperato bisogno di conversazione, ma dissi ad alta voce che dovevamo essere contenti di una tale manifestazione di solidarietà. lei mi rispose, molto assennatamente, "avrei preferito non doverli ricevere". giusto, ma è inutile preoccuparsi per qualcosa che non si può cambiare, e cosa c'è di più indelebile della morte? meglio concentrarsi sul presente.
da allora la morte mi ha sempre accompagnata. quella di mia sorella, di persone care, della mia gatta. è diventata una presenza costante dei miei pensieri. il sentimento più facilmente riconoscibile che mi provoca è una grande malinconia. mi rendo conto che non è abbastanza, ma non riesco a decifrare il resto del peso che mi provoca la morte di qualcuno.
una cosa che mi colpisce in modo particolare è come, quando una persona cessa di esistere, il mondo cambi impercettibilmente ma profondamente. è tutto collegato, e uno sconvolgimento così profondo si ripercuote su ogni atomo che ci circonda. è più una sensazione che un vero pensiero.
