current adventure: "How to be a Grown Up"

current adventure: "How to be a Grown Up"
description: jack si avventura nella giungla metropolitana; chi può sapere a cosa va incontro?
goal: capire cosa fare della propria vita
status: in corso

venerdì 19 settembre 2008

Memorie di una ragazza innamorata. Capitolo quarto.

A 8 anni mi sentivo adulta. Mi facevano incazzare quelli che dicevano frasi del tipo “te lo spiegherò quando sarai più grande”, “sono cose da grandi”, “questo è il tavolo dei grandi (siediti a quello lì dove ci sono un mucchio di tuoi coetanei che si lanciano polpette al sugo sui vestiti )”, e soprattutto, “l’amore è una cosa da grandi”, come pretendeva la maestra. La compagnia dei miei coetanei, fatte le debite eccezioni, non mi esaltava granché, trovavo più soddisfacenti le conversazioni con gli adulti. Forse era dovuto al mio ego smisurato, smisurato per una bambina così piccola. Non era colpa mia. Fin dalla mia prima protesta silenziosa nella pancia di mia madre, ho avuto intorno adulti che mi ripetevano quanto fossi intelligente eccetera. In parte mi piacevano perché mi gongolavo nella loro considerazione, ma soprattutto era perché ho sempre avuto un debole per le discussioni e le speculazioni razionali. A 5 o 6 anni mio papà mi spiegò cosa fosse un numero primo (cercava di trasformarmi nel novello einstein?): forse non capii nulla, ma fu molto gratificante. Quindi non mi lamento; solo che ci sono voluti un sacco di anni e di merende a latte e sostanze nutrienti come quelle della pubblicità, prima che il mio corpo assumesse una dimensione adatta a contenere il mio ego.

Dimensioni corrette: corpo/ego=1

Ire a 8 anni: corpo/ego=1/1.000.000

Comunque, penso ancora che non sia vero che l’amore sia solo una cosa da grandi. A 8 anni mi sono innamorata nel primo rudimentale modo adulto. È quello che fa sognare a occhi aperti, scrivere poesie imbarazzanti, sperimentare gelosia, nostalgia, speranza e iperventilazione. Soprattutto gelosia, visto che non fu mai corrisposto, ma vissuto dalla parte (s)fortunata e paziente dell’amica. Dico rudimentale, perché nonostante le emozioni negative non esigeva conferme, ed era alimentato dalla semplice presenza dell’amato; qualcuno obbietterà che è così che l’amore sempre deve essere, ma siamo realisti: più tardi si fanno avanti altre esigenze, o comunque, dopo un po’ di tempo dietro a un amore a senso unico ce la si fa passare, io all’epoca restai innamorata di Lu per... 5 anni? Con qualche sbandamento, ma posso affermarlo senza esagerare troppo. O forse dico così solo perché non mi capitò più di essere così innamorata senza essere corrisposta.

Cominciò tutto per gioco (rudimentale; o comincia sempre per gioco?).

È una storia che non ho mai raccontato perché un po’ me ne vergogno: fu un gioco per me raccontare alla mia amica che anche io ero innamorata di lui, che l’avevo capito in un sogno, e che i sogni dicono sempre la verità. Ma la mia non era verità, non proprio, volevo solo sapere quanto lei mi fosse amica, o forse ero annoiata e volevo movimentare la situazione, e questa è la parte di cui mi vergogno. Una piccola parentesi, la nostra amicizia, mia e di Sa, non fu scalfita da questo gioco (perché era amore rudimentale per entrambe, e lui purtroppo non era nostro, né suo né mio), ma da altri eventi di cui non sto a raccontare perché andrei fuori tema.

Non ricordo come andò, ma quant’e vero, quella stronzata ebbe conseguenze vere. Insomma, ad un certo punto ero innamorata di Lu. E il motivo era perfettamente chiaro: era bello, con quelle sue orecchie morbidose che spuntavano da folti ( folti!) capelli a scodella. Era educato, intelligente e spiritoso, più maturo degli altri, e aveva già allora una tempra morale che lo distingueva e che con gli anni è diventata il suo marchio di fabbrica. E la sua fragilità esteriore stimolava il mio famoso istinto materno. Spesso era malato. Cominciai a vedere l’universo come un grande tutto, in cui una farfalla sbatte le ali a pechino, e a milano viene la pioggia invece del sole. Tutto divenne un segno per qualcos’altro. Un esempio che risale a quando ebbi l’età per preparare il caffè (ero già alle medie). Ogni mattina riempivo la caffettiera, e se rovesciavo del caffè fuori dal filtro, Lu sarebbe venuto a scuola; altrimenti, voleva dire che era malato e sarebbe rimasto a casa. Io rovescio il caffè quasi ogni volta, ma superata la prima o seconda infanzia, Lu si ammalava molto meno: così il mio piccolo esercizio di divinazione funzionava quasi sempre. L’amore rende fatalisti, o forse è che quando lo provi, cominci a vedere l’amore dappertutto.

commala-come-come (il giorno 19)

ho abbandonato il blog per un pezzo, ma ho una buona scusa (metà del blog a scrivere, l'altra metà a inventare scuse per non farlo): ero con roland. l'ho lasciato stamattina e già mi manca. che dico? mi strazio per la nostalgia! l'unica consolazione è che ha ripreso il suo viaggio, e magari ci rivedremo, se il ka lo vorrà.
il nostro viaggio non mi ha portata lontana dalle mura di casa, ma nemmeno ero qui, se capite cosa intendo. i miei occhi e la mia mente hanno viaggiato, scorrendo per kilometri e kilometri lungo le righe, attraverso i capitoli, per sette lunghi libri, imparando ad amare i miei compagni di viaggio e a soffrire per la loro perdita, uno per uno, fino a che non è rimasto nuovamente che lui, roland di gilead, l'ultimo cavaliere, l'inizio e la fine e l'inizio. il ka è una ruota, come dice lui...
di nuovo, un'altra volta ancora, una di molte, diciamo delah, l'uomo in nero fuggì nel deserto, e il pistolero lo seguì.





(stasera mi metto a lavorare sul quarto capitolo, diciamo alleluja)

martedì 2 settembre 2008

prigione

Vivere
amare
conoscere
avere
una sola cosa
è prigione

Vivere una sola vita
in una sola città
in un solo Paese
in un solo universo
vivere in un solo mondo
è prigione.

Amare un solo amico,
un solo padre,
una sola madre,
una sola famiglia
amare una sola persona
è prigione.

Conoscere una sola lingua,
un solo lavoro,
un solo costume,
una sola civiltà
conoscere una sola logica
è prigione.

Avere un solo corpo,
un solo pensiero,
una sola conoscenza,
una sola essenza
avere un solo essere
è prigione.


N. Ngana, “Prigione”, in Id., ÑindôNero, Anterem Edizioni Ricerca, Roma 1994

lunedì 1 settembre 2008

settembre

se non fossi così preoccupata, così sbandata, così disordinata, così inevitabilmente e allo stesso tempo elettivamente impotente, così pigra e arrabbiata...
noterei i lunghi crepuscoli blu, le luci delle macchine, il rumore della città che si risveglia di botto, l'aria dopo la pioggia che suona ai rintocchi delle gocce d'acqua raccolte dalle foglie, e la sensazione che tutto sia nuovo e profumato come un quaderno appena comprato.