Siamo a Copenhagen tutti i sabati fino alla fine dei giorni
(cioè fino a settembre), eppure non credo che mi annoierò di questa città. Fin
dalla mia prima visita (quella in cui mi sono persa!) mi è sembrato che,
nonostante la lingua aliena, mi calzasse a pennello. Ci sono quei luoghi che,
senza un motivo preciso, risultano istintivamente familiari: e così mi succede
con Copenhagen, devo averci vissuto in una delle mie vite passate.
Ogni volta che ci vengo succede qualcosa di bello. Oggi, tra
incontri e incantesimi, ha spazzato via in poche ore una settimana da
manicomio. Come sempre mi prendo il mio bel trenino che collega la
città col porto, scelgo una fermata della metro e faccio un giretto per le vie.
Mi concedo un po’ di shopping (surrogato delle coccole, vero P?) e un hot dog
in un tipico chioschetto di hot dog danesi, con le cipolle croccanti,
cetriolini e salsine varie. Compro anche una bibita a caso, tanto non capisco
gli ingredienti: è disgustosa.
Mi imbatto in un sit-in di are krishna che
suonano e cantano e offrono cibo gratis ai passanti. Non ho osato (non vorrei
contenesse ananas, non sono abbastanza curiosa da rischiare uno shock
anafilattico mentre sono in giro da sola per le strade d’Europa). Sigarettina
seduta su un muretto al sole timido di Danimarca. Altro giretto: incontro i due
tizi in figura, non sto neanche a dirvi quanto avrei voluto sapere come
accidenti fanno. Sono rimasta a guardarli mezzora, ho anche messo gli occhiali:
vi assicuro che non c’erano cavi, impalcature, niente. Faccio per tornare sui
miei passi quando mi ferma un conducente di risciò. Accetto il passaggio e per
300 corone mi scarrozza un’oretta in giro per la città, mi porta al palazzo
reale (la bandiera è issata, vuol dire che qualcuno della famiglia reale è in
casa), al porto cittadino, un parco, altro giretto, un altro grande parco dove
c’è la famosa Sirenetta, fino al grande porto (Norrhavn) dove è ormeggiata la mia prigione dorata. Il tutto
corredato da chiacchere, mandorle al caramello tostate al momento da una
vecchina nel parco, e bibita al caffè “perchè sei italiana”. Mi racconta che un
tempo con questo lavoro si guadagnava un sacco: scarrozzava turisti tutta
l’estate e guadagnava abbastanza per sopravvivere durante il lungo e buio inverno,
finché l’apertura delle frontiere ha complicato le cose, portando gente da
tutto il mondo, soprattutto dall’Europa dell’est e dall’India, che lavora per
la metà del compenso. Ora non riesce più a trovare tanti clienti, e gli tocca
lavorare anche d’inverno, mannaggia; ma non fa certo il tassiciclista nel vento
del nord: quando non può pedalare, fa il terapista. Che tipo di terapista? Sei
uno strizzacervelli? No, una specie di terapista che cura il corpo e lo spirito
insieme, massaggi, terapia verbale, una cosa del genere.
Insomma, Copenhagen riserva sempre qualche sorpresa.
Per il resto le cose vanno abbastanza meglio, cerco di non stressarmi troppo, lavoro un sacco,
c’è stata qualche seria frizione con uno dei miei capi, ho avuto aiuto da
luoghi inaspettati proprio quando mi serviva, ho bevuto e conversato di
filosofia e politica in compagnia dei plumbers (gli idraulici di bordo, uno
squadrone di maschiacci con le braccia tatuate a suon di “rosy ti amo”, “mary
ti stimo”), tutto regolare.


4 commenti:
ma come faranno mai??? ora cerco su google!
Valeria
Ma è pazzesco, devi scoprire come fanno Ire!!! Cmq mi hai fatto voglia di venire in viaggio a Copenaghen...
Contenta di sentirti più serena.
Detto ciò, forse è prematuro, ma sai già quando rimetti i piedini a terra?!?
ps.qui è quasi arrivato il momento: i primi segnali del cambiamento si vedono già e a volte...a volte semplicemente non sembra sia vero :)
bacinibaciò
TROVATO! Guarda qui!
http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=etSivpBHUmE
E' in inglese e forse riesci a capire quello che io non capisco.
Baci
a) il fachiro superiore è un ologramma
e
b) fidati solo di chi è tatuato con "ugo, sei tutto per me"!
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