current adventure: "How to be a Grown Up"

current adventure: "How to be a Grown Up"
description: jack si avventura nella giungla metropolitana; chi può sapere a cosa va incontro?
goal: capire cosa fare della propria vita
status: in corso

sabato 2 giugno 2012

una giornata tipo.

Cari tutti, oggi non ho tempo per scrivere, ma vi mando una descrizione immediata della mia giornata tipo. Vorrei ringraziarvi, sapere che mi leggete e trovare i vostri commenti mi piace un sacco. Grazie!

Tredicesimo giorno di navigazione, venerdì 1° giugno, at sea, sailing from Harwich to Copenaghen. Storie di cappa e spada.


Al momento la nave ospita 950 crewmembers e circa 2500 guests.
È una città a tutti gli effetti. Ci sono il castello del principe (il ponte di comando. Si trova veramente in una struttura chiamata castello), la chiesa con il suo parroco, il mercato, il bar, il casinò, tutto quello che ci si aspetta di trovare e che è necessario all’andamento di una comunità di medie dimensioni.
È una città con due volti. Sopra il livello del mare si innalzano i 9 mastodontici ponti dedicati ai passeggeri, lussuosi, scintillanti, ordinati, quieti, silenziosi e tranquilli per la maggior parte del tempo, le ampie sale invase da una rilassante musica lounge, le luci soffuse, vetrate panoramiche che danno sul mare e regalano l’illusione di una grande avventura (ma al sicuro e al riparo dal vento freddo del nord).
Sotto il livello del mare, sotto le coperte, come si dice in gergo marinaresco, c’è la vita. Un brulichio incessante di persone che lavorano come formichine per dare a quelli di sopra l’impressione della calma perfetta. Una vecchia storia cinese racconta dell’anatra, apparentemente  l’animale più calmo del creato. Scivola con grazia sull’acqua immobile, dando un’apparenza di  quiete perfetta; ma n realtà, sott’acqua le sue zampe palmate nuotano senza posa e con grande energia, moto di un meccanismo così perfetto che noi non ce ne accorgiamo.
Ecco, l’organizzazione della nave è ben lungi dall’essere perfetta, ma il paragone calza. Per far funzionare questa macchina dell’intrattenimento, il lavoro non si ferma mai, ogni minuto di ogni giorno in ogni luogo della nave c’è qualcuno che lavora all’insaputa dei passeggeri.

Gli uomini delle pulizie, ad esempio: spazzano, lavano, asciugano, raccolgono,svuotano senza sosta, a giro. Tempo che finiscono il giro è già ora di ricominciare daccapo, perché si è già sporcato. Ad ogni porto si vedono operai intenti a riverniciare le pareti esterne della nave, corrose dall’acqua salata. Elettricisti, idraulici, carpentieri girano in squadroni, nelle loro tute bianche, solcando a larghi passi i ponti sottocoperta. Per non parlare delle cucine, veri e propri mondi paralleli in cui nascono i gioielli commestibili che compaiono di sopra quasi per magia.
Come un sistema di catacombe clandestine, i saloni sono costeggiati da corridoi invisibili, dove si consumano i drammi e le commedie della vera vita di bordo.
Sono diffusi il mercato nero e un certo clientelismo, ma soprattutto si esercita con grande coerenza lo scambio di favori. E non dimentichiamoci lo schiavismo. C’è grande discriminazione tra il pesonale europeo e quello extracomunitario, come tra i crewmembers di serie A (ufficiali e petty), quelli di serie B (lo staff) e quelli di serie C (il resto della crew). Ci sono persino 3 mense diverse con cucine e cuochi diversi: i superiori possono andare nelle mense inferiori ma non viceversa. Gli ufficiali possono mangiare, naturalmente, anche nei ristoranti per passeggeri. La maggior parte di loro, non addetti al comando, sono ragazzi italiani per nulla snob, piuttosto semplici, che ricoprono posizioni di media o bassa responsabilità. Non sono esonerati dallo scambio di favori e non hanno in realtà un grande potere, possono però renderti la vità un po’ più complicata, per cui è meglio starci attenti: una specie di piccola nobiltà.

E come in tutte le città ci sono regole e punizioni. L’unica vera punizione, in realtà, è l’esilio, cioè lo sbarco. E l’unica vera regola, è non creare problemi: al resto c’è rimedio. I gendarmi, la security, sono quasi tutti indiani abbastanza grossi, ma buoni come il pane. La prima settimana ho saltato un’esercitazione (senza volerlo: non mi era arrivata la comunicazione); per procedura, avrei dovuto beccarmi un warning (un reclamo scritto) e una multa di 20 euro, invece il chief security mi ha semplicemente fulminata in corridoio con un minaccioso“You! You skipped the drill!”. Naturalmente io non sapevo neanche di doverlo fare, questo drill, figuriamoci averlo saltato. Il chief deve avermi letto la confusione in faccia e ha lasciato correre.
Se crei problemi, invece, lo sbarco è immediato. Qualche sera fa c’è stata una rissa filippini vs marocchini e li hanno sbarcati tutti e 8 il giorno dopo. Ieri un ragazzo è rientrato tardi da una gita a terra ha fatto aspettare la nave un’ora (un’ora di porto in più costa centinaia di migliaia di euro), prima di chiamare. A quel punto dovevamo partire per forza perché domattina abbiamo appuntamento con un pilota autoctono (svedese) che ci accompagnerà a Copenaghen (tratto di difficile navigazione); il ritardatario ci raggiunge li, ma solo per prendere i suoi bagagli e andare. Se vieni sbarcato per motivi disciplinari la compagnia ti molla al primo porto e poi affari tuoi come torni a casa.

Succedono anche cose più bizzarre. Sempre ieri, un nepalese è andato in gita a Londra per non rientrare. Quando la security ha controllato nella sua cabina, l’ha trovata quasi vuota: il nepalese si è messo addosso tutti i vestiti che poteva, ha caricato lo zainetto (computer e compagnia bella), ha prelevato l’acconto del mese prossimo (puoi chiedere fino a 1000 euro di anticipo in contanti) e si è dato alla macchia. Ora è correntemente immigrato clandestino in Inghilterra.

Ora stacco, ma non prima di avervi detto che qui... sta nevicando. Oh boy.

giovedì 31 maggio 2012

Dodicesimo giorno di navigazione, giovedì 31 maggio, notte fonda, sailing to Harwich.


Dodici giorni? Sul serio? Ho già perso la cognizione del tempo. I giorni non si chiamano più lunedì, martedì eccetera, ma Lisbona, Vigo, Le Havre, come i porti in cui attracchiamo (oppure At Sea, se è un giorno senza attracco). Non ci sono più date nel vero senso della parola, ci sono day 1, day 2, day 3, numeri che indicano i giorni del viaggio che stiamo facendo. Oggi è Le Havre, day 8 del crossing che terminerà con Copenhagen, day 10.poi si ricomincia.

Da più di 24 ore il mio telefono non da segni di vita. È stato sconcertante rendermi conto di essere completamente isolata dalla mia famiglia e dai miei affetti. Sento molto la nostalgia di casa, ma finché ho potuto chiamare, o anche solo mandare un messaggio, potevo contenerla. Oggi l’assenza si è manifestata con tutta la sua forza, specialmente perché le poche notizie del mio paese che ricevo dai telegiornali nei ritagli di tempo sono allarmanti! Mio fratello vive nella zona dei terremoti, e oggi sono rimasta per 4 ore senza notizie da casa. Ogni minuto era peggiore del precedente. Per fortuna sta bene, alla fine sono riuscita a sentire i miei via email “a scrocco”, usando l’account del lavoro: anche connettermi col mio computer durante la giornata è impossibile, vista la mia serratissima tabella di marcia.

Anche ieri ho avuto una pomeriggio pesante: mi sono presa una piccola storta alla caviglia che mi ha complicato parecchio le cose. La nave è fatta di spazi angusti, scale, dislivelli, porte tagliafuoco pesantissime (per aprirle mi ci devo appendere); nel mio ufficio ci sono tantissime persone e pochissimo spazio, per muoversi bisogna essere virtuosisti dell’equilibrio; a volte mi ritrovo a lavorare seduta sulle risme di carta, col mio portatile personale appoggiato sulle gambe, perché quello dell’ufficio è occupato dalla hostess o dal tour escort di turno. Già in condizioni normali è complicato, figuriamoci senza poter appoggiare un piede. Sono andata in infermeria e il medico ha detto che, per procedura, doveva darmi 2 giorni off duty, cioè di malattia: comporterebbe dover stare in cabina tutto il giorno e uscire solo per andare in mensa. Scherziamo? Sono appena arrivata, ho un sacco di cose da imparare, il lavoro comincia appena a girare, e dovrei fermarmi per una storticina? Mi sono fatta dare una stampella, una benda elastica e della crema e me ne sono andata dicendogli: “Lei non mi ha mai vista qui”. Lui si è messo ha ridere e io oggi sto già bene!

Il lavoro comincia a girare, appunto. Il Big Boss (l’hotel director) si sta prendendo la briga di spiegarmi le cose mano a mano che le faccio, visto che la mia trainer non lo fa. È un brav’uomo, anche se si ritrova un carattere intransigente e severo. Non è colpa sua, è austriaco.
C’è da dire che sa fare il suo lavoro, e nel giro di 3 giorni ci ha rimesso in carreggiata. Certo, non è piacevole lavorare con il capo che ti sta col fiato sul collo, chiama ogni 20 minuti ed esige scadenze sempre più strette, ma è stato molto utile, e sto imparando a lavorare sotto pressione. Nei momenti di pausa è anche cordiale e a tratti ride, persino! Un paio di volte, ad acque calmate, mi ha invitato per caffè e sigaretta e ho avuto modo di farci quattro chiacchere. Ha molta esperienza: quando ha iniziato a navigare, io avevo solo un anno.

È ora della nanna, mi servono almeno le mie sei ore a notte!
Sogni d’oro
(kb)

domenica 27 maggio 2012

Ottavo giorno di navigazione, sabato 26 maggio, Cadiz. Ore 23.45


È stata una giornata difficile.
I compiti del DTP, che sarei io, sono sostanzialmente due:

- pubblicare il Costa Today: è un quotidiano che raccoglie le informazioni relative a tutte le attività a bordo della nave (spettacoli di teatro, cinema, ballo; animazione per adulti e bambini; iniziative di sala come il bingo o i vari tornei di carte, freccette e quant’altro; seminari come “Tutti i segreti per un ventre piatto” o “Total makeover aka rifatti il guardaroba e guardacasoabordovendiamoabitichetistarannomoltomegliodiquellichegiàpossiedi”; Santa Messa; e altre quisquilie del genere), gli orari e di apertura dei vari posti (negozi, centro benessere, palestra, ristoranti ecc.) e la mappa dettagliata di dove queste cose si svolgono. Queste informazioni cambiano quasi tutti i giorni perché devono essere compatibili tra loro, con gli orari delle escursioni e con i passeggeri che non possono prendere lezioni di salsa due sere di fila se no si annoiano; inoltre cambiano anche parecchie volte nell’arco di una sola giornata (cambi di programma, il cantante del Trio Merlot non può esibirsi perché ha mal di gola, il Cruise Director si sveglia la mattina con la radio sintonizzata sugli Abba e decide che la giornata non può fare a meno di una festa Seventies, l’istruttore di tennis si prende una storta scendendo le scale e via discorrendo). Ci sono anche info di carattere tecnico, ad esempio: chi siamo? Dove andiamo? (un fiorino!) Quando tramonta il sole? Quando attracchiamo? Quando partiamo? Quanto veloce andiamo?

-pubblicare i menù dei 7 ristoranti che ci sono a bordo. Con rare eccezioni i cuochi sono tutti pazzi e si comportano come dive del cinema che interpretano il ruolo di una donna in carriera. Soprattutto, sono capricciosi e volubili, e se decidono che i carciofi su letto di lamponi e timo si abbinano meglio con i paccheri al pepe verde di Bruges, poco importa se manca un quarto d’ora al primo turno della cena: dobbiamo ristampare i menù e tradurli in tutte le lingue dei passeggeri, che al momento sono 5.

Tutti i dipartimenti ci dovrebbero mandare le informazioni in tempo utile perché possano essere elaborate, tradotte, impaginate, stampate e approvate da 3 personaggi:
-          il Cruise Director (aka FruFru)
-          il il Director of Services (aka il nostro Dear Friend)
-          l’Hotel Director (aka il Nazgul o il Big Boss).
Sembra di stare in parlamento: non vanno d’accordo, non si consultano e ciascuno rimanda indietro le correzioni dell’altro, sicché, invece che impaginare controllare tradurre e stampare, noi dobbiamo impaginare, controllare, rimpaginare, ricontrollare, cambiare, ricontrollare, tradurre, ma c’è una modifica dell’ultimo secondo e quindi tutto ricomincia e non chiudiamo mai l’ufficio prima delle 11 e mezza – quando va BENE.

Le traduzioni un po’ le facciamo noi e un po’ le fanno le International Hostess, hostess madrelingua a statuto speciale (sono tipo dei vip e sono capricciose quasi quanto i cuochi). Il tutto avviene nel nostro ufficio, che come mi pare di aver già raccontato, occupa 5 metri quadri e contiene solo due computer: in modo tale che, se le hostess stanno traducendo, io non posso andare avanti col mio lavoro (alla fine mi sono fatta passare Office sul mio pc e lavoro “in proprio”, se no stavo ferma ore ed ore...)

Senza contare che il telefono squilla continuamente e di solito è qualcuno che vuole qualcosa da me o da Eva, la mia “trainer”, e che fare mezzora di lavoro senza essere interrotti è un vero miracolo.

Eva, la mia “trainer”. “Trainer” sta tra virgolette perché non sta trainando proprio niente, anzi, è un vero e proprio rimorchio. Presenta molti segnali d’allarme che precedono una crisi di nervi di proporzioni storiche. Violenza compulsiva sulle macchine; sbalzi di umore; risate strdule e forzate; panico ingiustificato; cambi repentini di argomento (denial); arrossamento del volto; dilatazione delle pupille; turpiloquio; ma soprattutto non fa che lamentarsi tutto il giorno e dimostra un tale pessimismo che rasenta la perdita di lucidità. La sua frase top è: “Ma tanto non servirà a niente”, da leggere con tono laconico e rassegnato. Datosi che stiamo gomito a gomito per almeno 11 ore al giorno, e datosi che è lei che dovrebbe passarmi le consegne e insegnarmi il lavoro, la situazione non è delle più felici. In realtà non mi sta insegnando granché. La nave è in “positioning” cioè si sta dirigendo nel luogo in cui passerà tutta la stagione. Le crociere di positioning sono caratterizzate dal fatto che il programma cambia tutti i giorni (anche più del normale), per cui noi DTP abbiamo molto più lavoro da fare prima di stamparlo. In questo momento Eva non ha semplicemente il tempo, la forza e le risorse per spiegarmi come fare le cose, per cui sto imparando sul campo, facendo un sacco di errori e mettendoci una vita per fare le cose più stupide (Word non mi aiuta, basta un copincolla e i layout si incasinano, ho un solo schermo e lavoro con 4 o 5 fogli aperti contemporaneamente...).
La confusione è tale che concentrarsi è difficilissimo, specie nel pomeriggio, quando cominciano a bussare ogni 5 minuti e le hostess vengono a lavorare al pc.
Ieri abbiamo sbagliato a pubblicare l’ora di imbarco rischiando di lasciare a terra qualche passeggero e facendo incazzare tutti, col risultato che oggi ci hanno controllato persino la larghezza dei margini. 2 DTP e 5 International Hostess sono riscite a farsi sfuggire un particolare così importante! Ma almeno è servito a mettere quei 3 nella stessa stanza in modo che si parlassero, e magari ne uscirà qualche cosa di buono a livello di organizzazione. Io, per dirne una, non direi “no” a qualcuno che mi dicesse quello che devo fare, visto che non ne ho la più pallida idea.
I miei colleghi mi dicono che è inutile, che tanto non cambierà mai niente, ma io sono abbastanza testarda e, visto che non ho alcuna intenzione di passare i prossimi sei mesi a impazzire, sto facendo del mio meglio per semplificarmi il lavoro in futuro.

Di certo l’ambiente non aiuta. La maggior parte delle persone che lavorano qui è incazzata o triste o completamente spenta. Non è un posto facile in cui vivere, si lavora tanto, non ci sono spazi di socializzazione o riposo all’infuori della propria cabina, della mensa e del crew bar, un salottino con 5 o 6 tavolini e poltroncine abbastanza scomode che apre alle 5 di pomeriggio. Ci sono solo 2 smoking points grandi come una fermata dell’autobus. Lo stato maggiore non ha la minima idea della vita e del lavoro della crew e nemmeno gli importa.

Insomma, è una normale azienda, solo che ci vivi dentro.

Ci sono anche degli aspetti positivi. Sorrido molto, e vado a letto abbastanza felice, nonostante la nostalgia pungente. Mi piace stare un po’ con me stessa, è una buona compagnia J
Ed è una bella sfida, credo che imparerò qualcosa di nuovo.
E mi mancate. Tantissimo. Ma anche questa è una cosa buona, perché sto imparando ad accogliere la nostalgia, che, a quanto sembra, riserva anche qualcosa di buono.

Passo e chiudo.

venerdì 25 maggio 2012

Settimo giorno di imbarco, venerdì 25 maggio, Malaga


"L'un lito e l'altro vidi infin la Spagna, fin nel Morrocco, e l'isola de'sardi, e l'altre che quel mare intorno bagna. Da la man destra mi lasciai Gaeta, da l'altra già m'avea lasciata Setta. "O frati, dissi, che per cento mila perigli siete giunti all'occidente! A questa tanto picciola vigilia dei vostri sensi, ch'è del rimanente, non vogliate negar l'esperienza di retro al Sol, del mondo sansa gente! Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza."*

Verso mezzanotte e mezza passeremo le Colonne d'Ercole. Non si vedrà niente, farà un freddo terribile sul ponte di prua, ma io ci sarò!  

*cit. a memoria, mi scuso per eventuali imprecisioni, ma sono certa che a Dante non importi...

giovedì 24 maggio 2012

Sesto giorno di navigazione, giovedì 24 maggio, ore 21.30, at sea*


Stamattina lo stato maggiore della nave ha convocato il Meet and Greet. È un aperitivo con drinks e stuzzichini a cui sono invitati tutti i nuovi membri della ciurma, sia le nuove leve, come me, sia quelle che hanno già imbarcato. Veniamo ricevuti nella hall della discoteca passeggeri, un locale pieno di balconcini e divanetti e lampadari e cose luccicanti dappertutto, e per un'ora il comandante della nave in persona ci tiene su un palmo di mano chiaccherando di obbiettivi personali e ambizioni, grande famiglia, dedizione e altre scemenze. Nella sua divisa elegante con i gradi ricamati e i bottoni dorati, il microfono in mano, la voce squillante, mentre solca il palco con passi vivaci, sembra tutto fuorché un comandante: assomiglia più ad un presentatore televisivo del Festivalbar.

Dopo il pep-talk è il turno del security manager, un indiano alto due metri e mezzo per 100 kili, che ci fa un bel discorsetto su risse, droghe e sexual harassment. In punti essenziali:
- è assolutamente vietato fare a botte.
- è assolutamente vietato drogarsi e spacciare a bordo. Ah, ed è pure illegale.
- è assolutamente vietato fare sesso con i passeggeri o dare adito a fraintendimenti.
- è assolutamente vietato usare la propria posizione a bordo per indurre i propri sottoposti a contatti indesiderati.
- fare sesso a bordo è una necessità molto importante (ah sì?) ma è assolutamente necessario accertarsi che il partner sia consenziente.

Conclude con un rincuorante: "I hope you are physically and mentally prepared for the life on board". Lo spero anche io :D

Let's get back to work.

*Un giorno "at sea" è un giorno di navigazione senza attracco. Oggi non abbiamo mai toccato terra; pensavo sarebbe stato terribile, invece tutto sommato è andata abbastanza bene. Durante la pausa (ho 4 ore di pausa, tra le 12 e le 16) ho avuto tempo di riordinare la cabina, vedere una puntata di Once Upon A Time, riposarmi, un sacco di cose che quando attracchiamo non faccio perché la tentazione di scendere a terra è troppo forte.

martedì 22 maggio 2012

day 4 - guarda come dondolo! guarda come dondolo!


Quarto giorno di imbarco, martedì 22 maggio, Ajaccio, Corsica

Mare grosso. Da 24 ore la nave rolla e beccheggia come una ballerina acrobatica. I miei colleghi non sembrano notarlo e ridono della mia mancanza di equilibrio! "Ah, avessi visto quando eravamo in (nome di posto a caso): non si poteva nemmeno dormire! Cadevi dal letto! (Seguono storie terrificanti di vomito e braccia rotte). Ti abituerai."
Mentre aspetto di abituarmi, vado a bermi una birra al crew bar, all'estrema prua della nave. È il luogo in cui le oscillazioni si sentono di più. È difficile spiegare cosa si prova. Siccome non ci sono finestre, non abbiamo modo di vedere fuori (con questo tempo chiudono sia gli oblò che le uscite ai ponti). Ci muoviamo con tutta la nave, pensiamo di essere fermi, ma il nostro equilibrio è disorientato e non funziona più tanto bene. La sensazione è più o meno quella di una rispettabile sbronza: la testa gira come una trottola, non riesco a stare dritta senza dondolare, intorno alle 23 la nave salta così tanto che per non cadere dallo sgabello devo aggrapparmi al bancone del bar! Bevo una Corona e mezza ma mi sembra di essermi scolata 4 mojitos di fila a stomaco vuoto. Mi chiedo se mettere il crew bar proprio in quella posizione sia stata una scelta strategica per limitare nella ciurma l'assunzione di alcoolici, o se sia stata solo una pessima idea. Morale, a mezzanotte e mezza saluto tutti e mi avvio verso la cabina con lo stomaco in subbuglio e la testa come una bolla. Lungo i 5 minuti che separano il crew bar dalla mia cabina, che si trova quasi a poppa (dove le oscillazioni si sentono meno), penso con struggente desiderio al pigiama, al lettino rifatto, e soprattutto al sollievo che proverò quando il sonno stenderà un velo di oblio su questa montagna russa navigante. Ma forse non è destino!

Ogni membro della crew ha 2 tessere magnetiche. Una è la chiave della cabina, l'altra il crew pass, una specie di ID card/ carta di credito che ci serve sia come documento per sbarcare ai porti sia per pagare il crew bar o qualsiasi altro servizio sulla nave. Sono molto sensibili e vanno tenute separate l'una dall'altra e da qualsiasi magnete o apparecchio elettronico. E naturalmente tra spille, name-tags, cellulare e beeper, siamo pieni di magneti e apparecchi elettronici. Non so, forse ho messo per sbaglio le due tessere nella stessa tasca, o forse sono venute a contatto con qualche diavoleria tecnologica, fatto sta che ieri sera la mia chiave non funzionava. Ho dovuto chiamare la security per farmi aprire, 10 minuti di attesa (succede sempre quando devo fare la pipì -.-').

day 2 - primo impatto, impressioni a caso


Non ho ancora la connessione, per cui non so quando riuscirò a pubblicare; mentre scrivo è il secondo giorno di imbarco, data 20 maggio, ore 23:55. Siamo in navigazione: lo capisco perché mi gira la testa. Sono seduta al divanetto del crew bar, che si trova proprio a prua, dove le oscillazioni si sentono di più. Nel resto della nave va un po' meglio, ma non essendoci abituata manco continuamente le porte e becco invece gli stipiti; sbando come un'ubriaca e devo tenermi al corrimano quando uso le scale (nella mia testa sento la voce di mio padre: "ah, allora è tutto come al solito!". Ahah!).

Qui è tutto irreale e confuso. Irreale perchè è lontanissimo dalla vita che conosco, diverso, irriconoscibile, la nave è un vero e proprio labirinto e ha le sue leggi e i suoi ritmi (tutti ancora da imparare, per me), e non dorme mai. Confuso per due motivi:
1) i passeggeri sono tutti cinesi e parlano (cinese) TUTTI CONTEMPORANEAMENTE, sempre, ad una velocità che ha dell'incredibile. Nessuno di loro parla o capisce una parola di ingese, ma fosse solo questo. Le due culture sono così distanti, che non capiscono neanche i nostri simboli. Esempio: per aprire alcune porte, bisogna schiacciare un pulsante. Sulla porta c'è il simbolo della mano che schiaccia il pulsante. I cinesi ACCAREZZANO la porta, come se questa si aprisse solo dopo essere stata coccolata.
2) i vari dipartimenti non si parlano, non so nemmeno se il mio capo (non so chi sia il mio capo) sa che io sono qui, ad ogni modo non si è presentato. Io sto lavorando con la mia trainer, che cerca di farmi fare qualcosina, per quello che può: in ufficio (una stanza di 5 metri quadri con dentro 4 stampanti e un centinaio di pile di carta e cartone) siamo in 4 e ci sono solo due computer. Tutti i documenti vanno tradotti in cinese. Non dico altro :D

Un'altra cosa bizzarra è che tutti ti salutano anche se non ti hanno mai visto prima. Un paio di ore fa ho trasgredito questa sacra regola e sono stata sgridata da un gruppo di indiani che avevano improvvisato una bisca clandestina sulle scale vicino alla mia cabina.

Mi manca casa :)

Mi sento come se fossi nella Città Incantata di Miyazaki.

Sono stanchissima.
Passo e chiudo!

domenica 6 maggio 2012

Genova, giorno 7 - E POI MUORI

Il comandante Calvanese ci sta terrorizzando con storie di morti carbonizzati, video di deflagrazioni spettacolari e terrorismo psicologico sui rischi di soffocamento. Le sue frasi preferite sono "e succede una bella esplosione" e, soprattutto, il suo cavallo di battaglia: "E POI MUORI".
Ufficialmente perché dobbiamo essere consapevoli del pericolo, non prendere le cose.sottogamba; ma ho il forte sospetto che la ragione sia un'altra.

Quando parla del fuoco il suo volto di ultrasessantenne si trasforma in quello di un bambino eccitato; nei suoi occhi si accende una luce sinistra, e non perde occasione per incendiare quello che gli capita a tiro. Ieri, in classe, ha dato fuoco a carta, benzina, gasolio e gas. Oggi si è divertito a scaricarci sotto al naso un estintore a CO2: "guardate che bella nube, è pericolosissima. Se ci metti la mano ti ustioni e poi... zak!, si taglia!".

Domani iniziano le esercitazioni pratiche di fire fighting. Già stamattina abbiamo iniziato ad usare gli autorespiratori con la maschera avvolgente. Respirando, dal filtro esce un suono stranamente familiare: "Io... Sono tuo padre!"

In foto: mostri architettonici. Quelli del posto li chiamano "lavatrici", sia per i finestroni a forma di oblò, sia perché quando piove entra acqua da tutte le parti. Sono enormi prefabbricati tenuti insieme - per modo di dire - da viti e bulloni. Ci sono passata in mezzo con l'autobus, da vicino sono ancora più grigi e fatiscenti. Mi hanno detto che, alle pareti, non si può appendere niente, né quadri, né mensole: se pianti un chiodo nel muro, la punta sbuca nell'appartamento del vicino.



venerdì 4 maggio 2012

Genova, giorno 5 - LA SECONDA VOLTA È SEMPRE PIÙ DIFFICILE

Il corso si sta rivelando sempre più interessante. La maggior parte dei nostri formatori appartiene al corpo dei vigili del fuoco, sono tutti molto preparati, allegri e gentili. Una volta terminato, avrò alle spalle 2 settimane di.esercitazioni. Le cose da ricordare sono poche e semplici, e ce le ripropongono in tutte le salse, finché prendono il posto dell'istinto: cosa molto importante, perché l'istinto, in casi di emergenza, inganna; specialmente quando arriva il panico, e, non smettono mai di ripetercelo, il panico arriva sempre! Anche i marinai più esperti hanno paura del mare aperto (si "avviliscono" :D). Lo scopo principale delle esercitazioni è fare in modo che, dovessimo malauguratamente naufragare, sapere in che modo possiamo salvarci la vita ci permetta di dominare la paura e pensare lucidamente. Ogni situazione di pericolo, infatti, è diversa dall'altra, e la cosa più importante è rimanere lucidi per poter prendere le decisioni ed eseguire gli ordini con sicurezza.

Veniamo al sodo. Ieri abbiamo fatto un po' di pratica di voga e ciascuno di noi ha guidato per un pezzo la lancia a motore, conducendo in salvo i suoi passeggeri. Eravamo in mare, e per fortuna abbiamo beccato l'unico pomeriggio di sole da un mese a questa parte: a furia di farmi salvare mi sono pure abbronzata :D

Oggi pratica di tecniche di sopravvivenza (in piscina). Ho nuotato senza fermarmi per 60 metri. 60. A costo essere ripetitiva, ribadisco il concetto: senza fermarmi. Non so nemmeno io come ho fatto!
Abbiamo imparato ad usare il giubbotto di salvataggio, a raddrizzare in acqua la scialuppa di salvataggio, a trainare un compagno privo di conoscenza e cose del genere. Il pezzo forte, che poi sarà la gran parte della prova d'esame, consiste nel salto dal trampolino. Il titolo del post riguarda questo.

A volte le prove fisiche possono spaventare. Nella fattispecie, il salto da un trampolino mette alla prova i meno atletici di noi, specialmente se nati e cresciuti in una città in cui il top del business della balneazione è ficcare la testa sotto una fontanella comunale il 15 di agosto. Io, in particolare, ripudio qualsiasi tipo di attività sportiva, e ho una scarsa consapevolezza del mio corpo (per non parlare di forza e - bestia nera - resistenza. Gli insulti peggiori li ho lanciati contro i professori di educazione fisica durante i vari test di cuper). Aggiungo inoltre che l'esame non consiste in un salto, ma in un PASSO. Bisogna fare un semplice passo, come se dovessimo camminare, come se la tavola fosse ancora molto lunga... Ma NON LO È. La tavola è finita e tu devi semplicemente camminare nel vuoto e lasciarti cadere. E tutto dentro di te, dagli alluci alla punta dei capelli passando per stomaco cuore e cervello, tutto ti dice che È SBAGLIATO.
Accade però che l'eccitazione di provare una cosa nuova riempia a tal punto tutti i pori della mia pelle da rendermi del tutto impermeabile alla paura: pensieri tipo "berró", "soffocherò", "soffro di vertigini", "non riuscirò ad arrampicarmi sulla zattera", che durante la teoria rimbalzavano da bocca a bocca, a me non sono nemmeno passati per l'anticamera del cervello. Non sono più coraggiosa o più incosciente di altri, ma l'unica cosa a cui riuscivo a pensare era "Voglio farlo! Subito!".
E naturalmente pensavo al Salto del Leone, mitica scena de "I predatori dell'arca perduta" in cui Indiana Jones si getta nel vuoto con un atto di.fede e atterra su una passerella larga 20 cm che lo condurrá attraverso una gola senza fondo alla grotta del sacro graal.

Il secondo salto (la novità è passata) è molto più difficile.




mercoledì 2 maggio 2012

Genova, giorno 3

Solo 3?!? Mi sembra di essere qui da una settimana! Ho la testa talmente piena di cose! Stasera niente discorsi, solo appunti. Come ci si tuffa da altezze >2 metri? Cosa significa "scuffia"? Quali sono le cose più importanti in caso di emergenza? Le risposte in figura.
Buonanotte!





martedì 1 maggio 2012

Genova, giorno 2

Oggi il corso è stato molto più interessante. Il nostro formatore, colonnello dei vigili del fuoco in congedo, ha anche trovato il tempo di intrattenerci con cortometraggi ad alto budget sulla ricostruzione di incidenti che possono verificarsi a bordo delle navi, con morti, feriti, squartati, sangue e ossa e colonna sonora, in pieno stile tarantino.

Continua a piovere e temo per la prova di voga, prevista in mare!



lunedì 30 aprile 2012

Genova, giorno 1

A lezione mi sono annoiata terribilmente, come potete notare dagli scrupolosi appunti in figura. Il climax della lezione è stato raggiunto quando il "formatore", un simpatico ma logorroico e piuttosto confuso vecchino di 83 anni, ci ha raccontato che quando ha iniziato a navigare gli davano due federe per tutto l'anno e un pezzo di sapone ogni giovedì. Per il resto il programma ha compreso:
-confusa esposizione della funzione della corrente del golfo;
-polemica sulla concordia e sulla allegra, portata avanti da una russa incazzata con l'italia contro la mitizzazione della figura del comandante;
-vita e avventure dei figli del formatore e delle loro famiglie;
-seminario sulle metodologie di riconoscimento delle differenze tra pietre di acqua dolce e pietre d'acqua salata.

La mia compagna di stanza: "È tenero!"
Sono l'unica ad essere innervosita?


Genova, giorno 0

Scrivo dalla biblioteca dell'albergo che mi ospiterà per i prossimi 10 giorni. Ho scritto albergo, ma castello è una parola più appropriata. visto che un'immagine vale più di 1000 parole, domani posterò qualche foto; nel frattempo vi dico che per arrivare qui non ci sono mezzi pubblici. Pensavo di prendere un taxi, ma uscita dalla stazione di genova pra non ho trovato nulla che assomigliasse a una stazione di taxi. Allora ho chiesto info al conducente di un autobus, che mi ha detto:"ma nooooo, quale taxi!.costa troppo, prendi l'autobus e fai un pezzettINO a piedi". Ok. Tra parentesi, non ha voluto assolutamente che pagassi il.biglietto: "per due fermate!". Circa 10 minuti dopo mi scarica nel mezzo del nulla. "per di la".
"Per di la" mi sono fatta almeno 2km a piedi, in salita - liguria style - con due valigie, in una stradina di campagna semi buia e completamente deserta. Ogni tanto, un cartello mi rassicurava: ancora 700 metri, ancora 400 metri, ancora 200 metri. Quando stavo per mandare tutti a fanculo, mi trovo davanti il suddetto castello. Non ci potevo credere, ma soprattutto avevo paura di sporcare di sudore i tappeti di cachemire e le ttappezzerie di broccato della famiglia reale che evidentemente vive in questo piccolo regno da cartolina. Ho barattato la cena per la doccia (erano già le 9.15 e il ristorante chiude alle 9.30) e mi sono accontentata di due succulenti panini, uno yogurt e un discreto numero di pan di stelle, il.tutto portato da casa.
Dopo la doccia, una meritata sigaretta nel patio, dove ho incontrato i miei colleghi (e qualche vecchia conoscenza). La mia compagna di stanza è al 6° contratto e avrà tante cose da raccontarmi.
Ora nanna, domani in pista alle 7.

mercoledì 25 aprile 2012

orsù, gente, alle barche!

da lunedì 30 aprile a giovedì 10 maggio sarò a genova per seguire il corso di
-antincendio
-pssr
-sopravvivenza e salvataggio
-primo soccorso
con la capitaneria di porto (vedi post precedenti).
se passerò l'esame finale
la missione avrà ufficialmente inizio il 19 maggio.
partenza: savona.
nave: costa luminosa.
percorso approssimativo: mediterraneo, mari del nord, caraibi (?).
ritorno previsto: novembre (?).



il mio nemico


Non credo nei nemici. Sto bene con me stessa e per questa ragione, quando anche sono oggetto dell'astio altrui, mi tocca abbastanza di striscio. Non odio nessuno in particolare.
Ma ho una nemesi dai mille volti. Come l'agente Smith di Matrix, si insidia in ogni angolo. L'impiegata delle poste; il bibliotecario; la segretaria dell'università; chiunque è un potenziale nemico.
Quando possedute dalla mia nemesi, queste persone perdono la loro identità e la loro volontà. Dietro la protezione di una scrivania, di un monitor, di un codice di regole indecifrabili, la sete di potere si impossessa di loro come un virus. 
Ti manca un documento; se il virus li ha appena contagiati, ti investono con la loro rabbia; o peggio, un sorriso sadico piega le loro labbra in una morsa sgradevole, scuotono la testa con malcelato piacere, se ormai sono perdutamente smarriti nella coscienza della mia nemesi. L'unica via di fuga è giocare secondo le loro regole, che sono per lo più incredibilmente stupide, inutili, pensate con l'unico scopo di distruggerti. 
Così nasce l'odio nel mio stomaco.

Passo la mattina del 25 aprile a fare la cosa che odio di più al mondo.
Sistemare carte burocratiche. 
Mentre annaspo tra carte nuove, vecchie e vecchissime, mentre mi chiedo con un'espressione vacua dipinta in volto quali siano da cestinare e quali da conservare foreverandever pena la morte (per me sono tutte uguali), il mio cervello chiude i battenti: gli ingranaggi si bloccano e l'unica cosa che ne esce sono domande sempre più sceme come
Devo fare la dichiarazione dei redditi? 
Avrò il tempo di farla, comunque?
Avrò i soldi per pagarla, poi?
Chi devo chiamare? 
Quando?
Dove trovo il numero?
Dove sono i documenti?
Quali documenti?
Cosa mi serve?
Aiuto.

Gradualmente perdo le capacità di sorridere, parlare, usare Google e infine muovermi.
Catene kafkiane si concretizzano in una morsa allo stomaco che mi toglie l'appetito.
Mi convinco che le carte complottino con la mia nemesi per non farsi trovare.
Il panico ha il sopravvento.

E non è che abbia in effetti qualcosa da dichiarare. Non possiedo pressoché nulla! E il "pressoché"si sente a disagio in questa frase!

mercoledì 11 aprile 2012

aggiornamento del post precedente

le date ufficiali del nuovo corso per la sicurezza:
30 aprile 2012 / 10 maggio 2012

giovedì 5 aprile 2012

vi racconto una barzelletta, il titolo è "jack, ma non dovevi partire per 6 mesi?"


È tempo di fare qualcosa che rimando da troppe settimane. Ho una scusa: sono talmente stufa (l'accademia della Crusca suggerisce che il termine più appropriato per rendere perfettamente l'idea del mio stato d'animo sia "scoglionata", semanticamente legato ad un contesto di demotivazione, apatia, galleggiamento in acque stagne male ossigenate con un sacco di fango sul fondo) dicevo, sono talmente stufa che l'idea di mettere giù due righe sull'argomento mi fa venire voglia di guardare Maria de Filippi, piuttosto. Ma ora non posso più rimandare.

Per compiacere quanti mi danno della logorroica, cercherò di essere il più concisa possibile, ma è una storia lunga, fatevene una ragione!

Novembre 2011: colloquio con Costa
Dicembre 2011: ultimo esame in università - inizio a dedicarmi completamente agli interminabili preparativi per la partenza, approssimativamente attesa per fine febbraio 2012
Gennaio 2012: corso ed esame per il brevetto di sicurezza in mare a Torre del Greco + corso aziendale a Genova (vedere post precedenti)
Febbraio 2012: consegno gli ultimi documenti pre-partenza intorno al 10, dopodiché con le scartoffie ho finito e sono PRONTA PER PARTIRE (lasciamo perdere le valigie, che ancora non ho nemmeno comprato).

Inizia un interminabile limbo di attesa che, coprendo l'arco di 2 mesi - da qui sembrano 6 - mi prosciuga di entusiasmo, energie e stabilità mentale giorno dopo giorno, come una goccia insistente che cola dal rubinetto, ti disturba ma sei mezzo addormentato e non riesci ad alzarti per farla smettere, e ogni goccia speri sempre che sia l'ultima e finisci per stare sveglio tutta la notte.

Ad un certo punto ho iniziato a tempestare di domande un mio quasi-amico in Costa, per estorcergli informazioni riservate in merito alla mia partenza.

Sabato 17 marzo 2012: ricevo una email dal quasi-amico. Imbarco lunedì 26 marzo. 9 giorni. Anzi. Il 26 marzo è lunedì. Mettiamo caso che imbarco su una nave che si trova a La Romana, Caraibi, mi ci vogliono un paio di giorni per raggiungerla. Quindi 9 giorni diventano 7. Di cui un weekend. 5 giorni. 5 giorni per dirloamiamadrefarelavaligiaper6mesicambiareoperatoretelefonicoprenotarelavisitaallacassamarittimaefaresuddettavisitanonpiùdi2giorniprimadell'imbarcoesoprattutto salutare tutti. P a n i c o.

Lunedì 19 marzo 2012. Sospetto. La notizia è ufficiosa, la mia hr manager non mi ha ancora convocato ufficialmente. Chiamo il quasi-amico per chiedergli se è proprio sicuro. È vero, per contratto Costa può convocarmi fino a 3 giorni prima della partenza, ma tutti quelli che conosco hanno avuto un preavviso un po' più lungo, almeno una settimana, e io potrei dover prendere un aereo tra 4 giorni. Il quasi-amico mi dice che ci sono dei problemi e che sta andando in riunione per discuterli: mi chiama quando finisce.

Dopo la riunione più lunga della storia, mi viene comunicato che

a seguito della tragedia della concordia
la capitaneria di porto ha stretto le maglie sulla sicurezza
e ha pensato che la cosa migliore da fare fosse chiudere le scuole che rilasciano il brevetto di sicurezza
ritirando retroattivamente le licenze

così ora il corso che ho fatto spendendo un sacco di soldi non vale più nulla

non preoccuparti! Costa vi pagherà un nuovo corso con la capitaneria di porto, vitto e alloggio a tutti quanti (circa 4000 persone per un corso che al pubblico costa minimo 1500 euro).

Non so se crederci, posso solo aspettare
una partenza - che da due mesi sembra imminente - rimandata a data da destinarsi
non provo nemmeno a descrivere lo stress che questa situazione mi provoca.
La mia vita è la quintessenza della precarietà.

OGGI il quasi amico mi comunica le probabili date del nuovo corso.
Se tutto va bene dal 16 al 26 aprile sono a Genova a rifare il brevetto di sicurezza.
Poi chissà.

Alla prossima!

domenica 5 febbraio 2012

esclusiva - tutti gli appunti di jack!

finite tutte le analisi, sono quasi pronta per partire! ritiro l'ultimo referto venerdì prossimo, dopodiché mando a costa tutti i documenti e mi possono chiamare in qualsiasi momento. mentre cerco di far capire al mio cervello che la cosa è imminente e che farebbe meglio a prepararsi, ecco gli appunti che ho preso nelle due settimane di corso, sia a torre del greco che a genova. 


è sempre stato abbastanza difficile convincere insegnanti e compagni di classe che le mie orecchie funzionano meglio se ho le mani impegnate...
 

la maggior parte di questi scarabocchi mi servono per associare gli appunti ad immagini che mi permettano di ricordare meglio. quella qui sotto, ad esempio, riguarda le leggi relative alla protezione ambientale.

no, questi gatti non hanno alcun legame con il testo. mi stavo solo annoiando troppo.






 per i napoletani la lezione è scandita da numerose pause, o "break" (si legge "BREK") per sigaretta e caffè, rigorosamente al bar. ogni volta che un nuovo insegnante entra in classe, prima ancora di presentarsi chiede: "l'avete già fatto il BREK?"
 a genova invece si passano ore ed ore senza tirare mai il fiato. le lezioni sono scandite da una precisa tabella di marcia: si entra alle 9, 10 minuti di "confort break" alle 11, "lunch break" dall'una alle 2,  "confort break" alle 4, lezione fino alle 6. non c'ènemmeno bisogno di leggere l'orologio: le slide del corso sono cronometrate al secondo, ti dicono persino quando andare in pausa. aiuto.

(la mia uniforme non sarà così)




martedì 17 gennaio 2012

addestramento


jack su www.focus.it :

Come viene formato il personale di bordo? Esistono corsi specifici? Esercitazioni regolari? Che competenze hanno i membri dell'equipaggio?

All'indomani della tragedia della Costa Concordia i media parlano molto del comportamento dell'equipaggio, sottolineando atti di eroismo di singoli ufficiali e "l'ammutinamento" del personale che ha dato inizio all'evacuazione senza attendere il comando del comandante. Ma come viene formato il personale di bordo che, ricordiamo in una nave del genere, può superare il migliaio di persone?

Marinai di tutto il mondo, unitevi! Dopo il naufragio del Titanic, divenne chiaro che soltanto un'azione coordinata di tutto l'equipaggio poteva permettere il salvataggio di migliaia di persone. Con un problema ulteriore: con l'avvento della globalizzazione gli equipaggi, fino ad allora grosso modo monolingue, iniziarono ad ospitare membri da tutto il mondo, una Babele in cui non ci si capiva più l'uno con l'altro: un semplice ordine diventava incomprensibile.
Fu così che i paesi membri dell'IMO (International Maritime Organization) adottarono una convenzione che obbligasse tutti coloro che si volevano imbarcare a seguire un addestramento sulle manovre di emergenza (STCW: Standard di Addestramento, Certificazione e Tenuta della Guardia).

Sopravvivenza Questa convenzione prevede esercitazioni periodiche a bordo e 4 corsi, sia teorici che pratici, che ogni marittimo deve seguire prima di imbarcarsi:

1) PSSR (Personal Safety and Social Responsability): fornisce una conoscenza generale della morfologia della nave, delle misure per la prevenzione degli incidenti (ad esempio le porte tagliafuoco) e delle posizioni e del funzionamento dei mezzi di salvataggio (come cassette di pronto soccorso, scialuppe e idranti), degli enti preposti alla sicurezza in mare; insegna a riconoscere i segnali acustici corrispondenti a ogni tipo di emergenza e il comportamento corretto da tenere in ciascun caso, dall'apertura di una falla a un attacco pirata.

2) Antincendio: forma le squadre antincendio, ad esempio insegnando a riconoscere i tipi di incendio, scegliere l'estinguente giusto per ogni tipo di combustibile (mai usare dell'acqua su un incendio a base di lattine di coca cola, a meno di non progettare un'esplosione in piena regola!), usare estintori e idranti nel modo corretto.

3) Sopravvivenza e salvataggio: prevede esercitazioni in acqua di nuoto, tuffo dal trampolino (non è prioprio come lanciarsi in mare da una nave che va a fuoco, ma con un po' di immaginazione può rendere l'idea), apnea (utile per evitare di prendersi una scialuppa in testa o per svincolarsi dalla presa di un naufrago), salvataggio (come si tiene un bambino o un compagno svenuto con la testa fuori dall'acqua?) e uso dei dispositivi di salvataggio (come giubbotto e scialuppe).

4) Primo soccorso: cosa fare se il proprio compagno si ferisce, sviene, si rompe qualcosa e chi più ne ha più ne metta.
Passeggeri e membri dell'equipaggio tratti in salvo dal naufragio della Costa Concordia.

Paura che salva Sulle navi che trasportano passeggeri, come quelle da crociera, il pericolo è maggiore che in un cargo o un peschereccio. In caso di emergenza la paura si trasforma in panico e i turisti, non addestrati alla disciplina, tendono a fare di testa propria mettendo in pericolo loro stessi e gli altri.
Un obbiettivo fondamentale dei corsi STCW è insegnare a gestire la paura. Ciascuno deve conoscere esattemente il proprio compito ed eseguire gli ordini. Questo è il refrain della formazione dei marittimi: in caso di emergenza il tempo è prezioso, e ogni secondo di incertezza può costare la vita a molte persone.
Ma avere paura è fondamentale. Al giorno d'oggi la navigazione è in gran parte automatizzata e controllata, e le occasioni di grave pericolo sono poche; i marinai non devono sottovalutare il fatto di trovarsi davanti (o meglio, sopra) a una potenza naturale delle più terrificanti.
Avere paura insegna a trattare il mare con rispetto e non commettere leggerezze.