current adventure: "How to be a Grown Up"

current adventure: "How to be a Grown Up"
description: jack si avventura nella giungla metropolitana; chi può sapere a cosa va incontro?
goal: capire cosa fare della propria vita
status: in corso

lunedì 8 ottobre 2012

centoquarantaseiesimo giorno di imbarco - pagine di diario sparse e svolazzanti



2 ottobre
Non ho proprio voglia di scrivere. Mi sto costringendo a forza a non spegnere il pc e aprire, invece, il libro che mi ammicca malizioso dal centro del letto e che tengo sotto controllo con la coda dell’occhio, perché non scappi. In questi giorni di bufera, i pochi minuti che riesco a leggere prima di andare a dormire sono come una promessa, un premio che allevia le mie fatiche trasportandomi lontano dai corridoi di ferro e dal rumore delle fotostampatrici, dalla nostalgia e dalla solitudine.

Il 95% dei miei amici è sbarcato, mettendo a nudo una consapevolezza che da tempo maturava ma che, nascosta dalle risate, dalle feste, dalle città sorprendenti che ho visitato e dagli affetti di cui mi sono circondata, non aveva trovato spazio per affiorare in superficie. Questa vita non fa per me.

Ora che Eva è tornata a casa, sto lavorando letteralmente per due persone: mi sono stabilizzata tre le 14 e le 16 ore. Non ho il tempo per chiaccherare con i colleghi che passano: ogni secondo è prezioso, le scadenze sono serrate, l’errore è dietro l’angolo, le cose da ricordare sono tante e richiedono una concentrazione quasi al di sopra delle mie ridotte capacità mentali. Ah, la concentrazione non è mai stata il mio forte, ma non è che posso permettermi di farmi distrarre da una farfalla in volo o dalla nuova puntata della mia sit com preferita. Primo, perché farfalle non ce ne sono, secondo, perché ogni minuto perso significa limare ulteriormente il mio già breve periodo di riposo giornaliero. I crew party sono un lontano ricordo, e l’altro ieri uno dei miei amici di macchina è venuto a portarmi la merenda solo per controllare che non mi fossi persa tra le risme di carta, visto che il mio sgabello al crew bar è ormai ricoperto da uno spesso strato di polvere. E di visitare città, non se ne parla; sono 4 giorni che non vedo la luce del sole. Letteralmente. Ieri ho messo i piedi a terra nel porto di Ibiza per il tempo di una sigaretta. Il cielo era coperto e pioveva, ma mi bruciavano gli occhi per il riverbero della luce. Non ho nemmeno il tempo di salire al ponte aperto a guardare fuori. Oggi non mi sono nemmeno messa la divisa, ho lavorato in tuta tutto il giorno. Non oso immaginare quale spettacolo di abbrutimento offra la mia figura, mentre si aggira per i corridoi con gli occhi arrossati, parlando tra sè e sè, bianca come un cencio, ad eccezione delle profonde occhiaie a prova di fondotinta, con in mano fogli, telefoni e l’inseparabile thermos di caffè.

3 ottobre
Nonostante la pessima risoluzione, potete apprendere da
questo inequivocabile cartellone che è illegale non gettare
rifiuti fuori bordo.

Non è che il lavoro non mi piaccia. Ci sono alcune cose che non mi piacciono, come in ogni lavoro; ma in generale non è male e, mi stupisco persino io, la responsabilità e la pressione quasi mi divertono. Ci sono volte in cui rischio di farmi prendere dal panico, e comunque sono sempre in attesa del momento in cui farò una clamorosa cazzata, ma ho scoperto con grande sorpresa che mi piace prendere decisioni e metterci la faccia. Quando avevo Eva, era lei la responsabile. Questo rendeva tutto molto più leggero per me, ma in qualche modo anche mi bloccava. Non so quante volte le avrò chiesto le cose più minute, chiedevo l’autorizzazione per tutto, mentre ora, anche quando si presentano situazioni che non ho mai visto prima, mi muovo molto più velocemente e con serenità. Ora che sono io stessa responsabile delle mie azioni e delle mie decisioni, ho meno paura di fare errori; inoltre, il mio cervello accorre sempre in mio aiuto, quando la situazione si fa disperata; il resto del tempo tende a sonnecchiare.

4 ottobre
Oggi ho litigato con un Primo Ufficiale di Ponte.
Mi sto impuntando su alcune cose che, anche se non produrranno benefici a lungo termine (ormai non mi illudo di questo), mi mettono leggermente al riparo dai capricci altrui e mi concedono anche qualche soddisfazione. Lo schema è il seguente: per la stampa del Today e dei menu, mi devono arrivare delle informazioni; dichiaro la dead-line e avviso che, se non le ricevo, stampo senza. Non è sempre possibile, ma qualche volta sì. Lo chef, il ponte, i capi dipartimento, all’inizio non capiscono che faccio sul serio, quando dico loro di no. No, non si può ristampare; no, ormai è tardi; no, oggi non posso, domani. Pensano che insistendo otterranno quello che vogliono, e qualche volta è così, ma spesso, invece, finisco per spuntarla. Oggi ad esempio è venuto il Foto Manager a chiedermi dei biglietti da visita, nel bel mezzo della bufera del pomeriggio, quando ho tutte le hostess in ufficio e gli omini dell’Housekeeping e il Front Desk e l’ACD che chiama e lo Chef che mi scrive e Erodil che chiede se può stampare e Madame che viene per i flyers. Non se ne parla...

I più difficili da addomesticare sono gli Ufficiali di Ponte (ci sono quelli di Ponte, quelli di Hotel e quelli di Macchina, i terzi sono gente molto più simpatica, con la tuta piena di macchie di grasso, anche se non disdegnano l’occasionale sfruttamento della gerarchia di bordo per ottenere favori).

Sul Today devo pubblicare, tra le altre cose, un bollettino meteorologico; ma farsi arrivare le informazioni meteo sembra un’impresa disperata. Basterebbe che mi abilitassero la connessione internet, me le procurerei da sola; ma la compagnia preferisce la strada più complicata. Il problema è che la procedura non specifica chi debba mandarmele, e nessuno si vuole sobbarcare l’onere; così ogni giorno dovevo rincorrere Tizio o Caio e pregarli di farmi sapere che tempo farà domani.  Oggi, per l’ennesima volta, questa benedette informazioni non volevano arrivare. Per l’ennesima volta i candidati meteorologi mi hanno fatto telefonare ai loro concorrenti una decina di volte, scaricando il barile e scaricandolo, al colmo della pigrizia, per procura (cioè usando me come operatore telefonico). Alla fine mi sono stufata di fare da segretaria a tutti quanti e ho inoltrato un’email all’Hotel Director, al Cruise Director, all’IT Officer e al Ponte di Comando, specificando che Buon pomeriggio, non avevo ancora ricevuto le informazioni meteo. Non sapevo di chi fosse la competenza, ma non avevo il tempo di star dietro alle loro discussioni. Che si mettessero d’accordo e mi comunicassero la decisione; e che, se avevano intenzione di fornire ai passeggeri il servizio meteo, mi mandassero le informazioni entro le 5 del pomeriggio, o sarei andata in stampa con quelle vecchie. E per i giorni a seguire, sarebbero dovute pervenite entro le 10 del mattino, o niente. Grazie e buon pomeriggio.

5 minuti dopo mi chiama un tizio del Ponte, che senza presentarsi mi inveisce contro con una ramanzina sul mio inappropriato comportamento, che non era compito loro e che non mi permettessi mai più di minacciare il Ponte. Dopo avergli chiesto nome e cognome (M.S.D.V., Primo Ufficiale di Ponte), gli ho detto che mi rincresceva moltissimo se il mio comportamento l’aveva fatto sentire minacciato, ma che naturalmente non potevo fermare la stampa perchè mi mancava il meteo, e che, come lui, mi auguravo che questa situazione non dovesse più ripetersi. Con una minaccia degna del peggior mafiosetto di quartiere, M.S.D.V. mi ha ripetuto che “NO, MEGLIO PER TE CHE NON RICAPITI” e mi mette giù il telefono. Cantami o diva della pallida Irene l’ira funesta. Beh, per farla breve, il mio capo, l’Hotel Director (visibilmente sopreso di scoprire il mio lato guerrafondaio), ha telefonato capo di M.S.D.V.,cioè il Comandante, e il risultato è che adesso il Ponte mi manda il meteo alla fine di ogni crociera per quella dopo. Ahah.

8 ottobre
Se in condizioni normali sono una internetomane incapace di ignorare la posta elettronica per più di 4 ore di fila, da quando Eva è sbarcata il mio pc giace quasi dimenticato in un angolo dell’armadio. 5 minuti fa ho aperto la mia email per la prima volta da giorni e mi sono spaventata. Ci vorranno settimane per rispondere a tutti adeguatamente, specialmente visto che il mio corpo si rifiuta di restare a lungo davanti a un computer anche durante il tempo libero!
Devo ammettere che, però, la situazione migliora di giorno in giorno. Dalle 16 ore di lavoro quotidiano della prima settimana che ho passato da sola, ora mi sono stabilizzata su 10/12 ore. Ho ripreso ad uscire la sera – uscire, termine del vocabolario di bordo che indica l’azione di salire le scale che portano al crew bar – anche se la stagione dei crew party, per me, si può dichiarare conclusa! Esco soprattutto per contrastare la solitudine che mi accompagna da quando i miei compagnucci di merende mi hanno lasciata al mio triste destino: solo un DTP può capire i drammi di un altro DTP. Eva, se sei in ascolto sai di cosa parlo.

A parte questo, sono molto soddisfatta di come sto gestendo la situazione, per ora non c’è stato nessun problema e sto imparando a gestire il tempo in multitasking (so che non mi credi, ma è la verità!). Ieri ho avuto persino il tempo di mettermi lo smalto.

1 commento:

nemo ha detto...

santo cielo, ecco un vero diario! cronache di un viaggio verso il nulla dove ogni dettaglio diventa maniacale mentre la trama si frastaglia... ed è un bene che si frastagli, così restano rifiuti da gettare furibordo pena il confino tra le pompe di sentina. bene, bene.