2 ottobre
Non ho proprio voglia di scrivere. Mi sto costringendo a
forza a non spegnere il pc e aprire, invece, il libro che mi ammicca malizioso
dal centro del letto e che tengo sotto controllo con la coda dell’occhio,
perché non scappi. In questi giorni di bufera, i pochi minuti che riesco a
leggere prima di andare a dormire sono come una promessa, un premio che allevia
le mie fatiche trasportandomi lontano dai corridoi di ferro e dal rumore delle
fotostampatrici, dalla nostalgia e dalla solitudine.
Il 95% dei miei amici è sbarcato, mettendo a nudo una
consapevolezza che da tempo maturava ma che, nascosta dalle risate, dalle
feste, dalle città sorprendenti che ho visitato e dagli affetti di cui mi sono
circondata, non aveva trovato spazio per affiorare in superficie. Questa vita
non fa per me.
Ora che Eva è tornata a casa, sto lavorando letteralmente
per due persone: mi sono stabilizzata tre le 14 e le 16 ore. Non ho il tempo
per chiaccherare con i colleghi che passano: ogni secondo è prezioso, le
scadenze sono serrate, l’errore è dietro l’angolo, le cose da ricordare sono
tante e richiedono una concentrazione quasi al di sopra delle mie ridotte
capacità mentali. Ah, la concentrazione non è mai stata il mio forte, ma non è
che posso permettermi di farmi distrarre da una farfalla in volo o dalla nuova
puntata della mia sit com preferita. Primo, perché farfalle non ce ne sono,
secondo, perché ogni minuto perso significa limare ulteriormente il mio già
breve periodo di riposo giornaliero. I crew party sono un lontano ricordo, e
l’altro ieri uno dei miei amici di macchina è venuto a portarmi la merenda solo
per controllare che non mi fossi persa tra le risme di carta, visto che il mio
sgabello al crew bar è ormai ricoperto da uno spesso strato di polvere. E di
visitare città, non se ne parla; sono 4 giorni che non vedo la luce del sole.
Letteralmente. Ieri ho messo i piedi a terra nel porto di Ibiza per il tempo di
una sigaretta. Il cielo era coperto e pioveva, ma mi bruciavano gli occhi per
il riverbero della luce. Non ho nemmeno il tempo di salire al ponte aperto a
guardare fuori. Oggi non mi sono nemmeno messa la divisa, ho lavorato in tuta
tutto il giorno. Non oso immaginare quale spettacolo di abbrutimento offra la
mia figura, mentre si aggira per i corridoi con gli occhi arrossati, parlando
tra sè e sè, bianca come un cencio, ad eccezione delle profonde occhiaie a
prova di fondotinta, con in mano fogli, telefoni e l’inseparabile thermos di
caffè.
3 ottobre
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| Nonostante la pessima risoluzione, potete apprendere da questo inequivocabile cartellone che è illegale non gettare rifiuti fuori bordo. |
4 ottobre
Oggi ho litigato con un Primo Ufficiale di Ponte.
Mi sto impuntando su alcune cose che, anche se non
produrranno benefici a lungo termine (ormai non mi illudo di questo), mi
mettono leggermente al riparo dai capricci altrui e mi concedono anche qualche
soddisfazione. Lo schema è il seguente: per la stampa del Today e dei menu, mi
devono arrivare delle informazioni; dichiaro la dead-line e avviso che, se non
le ricevo, stampo senza. Non è sempre possibile, ma qualche volta sì. Lo chef,
il ponte, i capi dipartimento, all’inizio non capiscono che faccio sul serio,
quando dico loro di no. No, non si può ristampare; no, ormai è tardi; no, oggi
non posso, domani. Pensano che insistendo otterranno quello che vogliono, e
qualche volta è così, ma spesso, invece, finisco per spuntarla. Oggi ad esempio
è venuto il Foto Manager a chiedermi dei biglietti da visita, nel bel mezzo
della bufera del pomeriggio, quando ho tutte le hostess in ufficio e gli omini
dell’Housekeeping e il Front Desk e l’ACD che chiama e lo Chef che mi scrive e
Erodil che chiede se può stampare e Madame che viene per i flyers. Non se ne
parla...
I più difficili da addomesticare sono gli Ufficiali di Ponte
(ci sono quelli di Ponte, quelli di Hotel e quelli di Macchina, i terzi sono
gente molto più simpatica, con la tuta piena di macchie di grasso, anche se non
disdegnano l’occasionale sfruttamento della gerarchia di bordo per ottenere
favori).
Sul Today devo pubblicare, tra le altre cose, un bollettino
meteorologico; ma farsi arrivare le informazioni meteo sembra un’impresa
disperata. Basterebbe che mi abilitassero la connessione internet, me le
procurerei da sola; ma la compagnia preferisce la strada più complicata. Il problema
è che la procedura non specifica chi debba mandarmele, e nessuno si vuole
sobbarcare l’onere; così ogni giorno dovevo rincorrere Tizio o Caio e pregarli
di farmi sapere che tempo farà domani. Oggi,
per l’ennesima volta, questa benedette informazioni non volevano arrivare. Per l’ennesima
volta i candidati meteorologi mi hanno fatto telefonare ai loro concorrenti una
decina di volte, scaricando il barile e scaricandolo, al colmo della pigrizia,
per procura (cioè usando me come operatore telefonico). Alla fine mi sono
stufata di fare da segretaria a tutti quanti e ho inoltrato un’email all’Hotel
Director, al Cruise Director, all’IT Officer e al Ponte di Comando,
specificando che Buon pomeriggio, non avevo ancora ricevuto le informazioni meteo.
Non sapevo di chi fosse la competenza, ma non avevo il tempo di star dietro
alle loro discussioni. Che si mettessero d’accordo e mi comunicassero la
decisione; e che, se avevano intenzione di fornire ai passeggeri il servizio
meteo, mi mandassero le informazioni entro le 5 del pomeriggio, o sarei andata
in stampa con quelle vecchie. E per i giorni a seguire, sarebbero dovute
pervenite entro le 10 del mattino, o niente. Grazie e buon pomeriggio.
5 minuti dopo mi chiama un tizio del Ponte, che senza
presentarsi mi inveisce contro con una ramanzina sul mio inappropriato
comportamento, che non era compito loro e che non mi permettessi mai più di
minacciare il Ponte. Dopo avergli chiesto nome e cognome (M.S.D.V., Primo
Ufficiale di Ponte), gli ho detto che mi rincresceva moltissimo se il mio
comportamento l’aveva fatto sentire minacciato, ma che naturalmente non potevo
fermare la stampa perchè mi mancava il meteo, e che, come lui, mi auguravo che
questa situazione non dovesse più ripetersi. Con una minaccia degna del peggior
mafiosetto di quartiere, M.S.D.V. mi ha ripetuto che “NO, MEGLIO PER TE CHE NON
RICAPITI” e mi mette giù il telefono. Cantami o diva della pallida Irene l’ira
funesta. Beh, per farla breve, il mio capo, l’Hotel Director (visibilmente sopreso di scoprire il mio lato guerrafondaio), ha telefonato capo di M.S.D.V.,cioè il Comandante, e il risultato è che adesso il Ponte mi manda il meteo
alla fine di ogni crociera per quella dopo. Ahah.
8 ottobre
Se in condizioni normali sono una internetomane incapace di
ignorare la posta elettronica per più di 4 ore di fila, da quando Eva è
sbarcata il mio pc giace quasi dimenticato in un angolo dell’armadio. 5 minuti fa ho
aperto la mia email per la prima volta da giorni e mi sono spaventata. Ci vorranno
settimane per rispondere a tutti adeguatamente, specialmente visto che il mio corpo si rifiuta di restare a lungo davanti a un computer anche durante il tempo libero!
Devo ammettere che, però, la situazione migliora di giorno
in giorno. Dalle 16 ore di lavoro quotidiano della prima settimana che ho passato da sola, ora
mi sono stabilizzata su 10/12 ore. Ho ripreso ad uscire la sera – uscire, termine del vocabolario di bordo che indica l’azione di
salire le scale che portano al crew
bar – anche se la stagione dei crew
party, per me, si può dichiarare conclusa! Esco soprattutto per contrastare
la solitudine che mi accompagna da quando i miei compagnucci di merende mi
hanno lasciata al mio triste destino: solo un DTP può capire i drammi di un
altro DTP. Eva, se sei in ascolto sai di cosa parlo.
A parte questo, sono molto soddisfatta di come sto gestendo
la situazione, per ora non c’è stato nessun problema e sto imparando a gestire
il tempo in multitasking (so che non
mi credi, ma è la verità!). Ieri ho avuto persino il tempo di mettermi lo
smalto.

1 commento:
santo cielo, ecco un vero diario! cronache di un viaggio verso il nulla dove ogni dettaglio diventa maniacale mentre la trama si frastaglia... ed è un bene che si frastagli, così restano rifiuti da gettare furibordo pena il confino tra le pompe di sentina. bene, bene.
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