Quando l’autostrada, immersa nel piatto acquitrino
padano, ti ispira pace e pensieri profondi, e la barriera di Agrate ti fa
scodinzolare come un cane che senta il rumore dei pmeumatici del padrone sul
vialetto di casa; quando il cielo grigio pallido e la nebbia che si appiccica
ai capelli ti fanno sobbalzare il cuore di gioia; quando persino la
pioggerellinna insistente e il freddo umido ti sembrano confortanti, mentre
fanno brillare le luci del traffico del venerdì sera come un albero di Natale; allora,
cara mia, fattene una ragione. Sei milanese; nel corpo e nell’anima.
Ma lo sapevi. Lo sapevi. L’avevi intuito, soprendendo te
stessa sull’orlo di una crisi di aggressività, mentre osservavi il Peruano Lento
muoversi alla moviola; già lo sospettavi, nel fastidio di fronte alla
disorganizzazione del processo decisionale nel team dell’ACD. Lo sapevi anche
prima di partire, ma non volevi ammetterlo, e tentavi di smussare gli angoli di
questa dura verità con il classico “ma-Milano-ha-i-suoi-angoli-di-bellezza”,
tipico di chi la ama incondizionatamente ma non sa perché.
Ora basta. L’amore non vuole ragioni. L’ami, e non c’è su
questa Terra peccato più grave che rifiutare l’amore. L’ami come si può amare
un uomo bello ma ispido e trascurato, con un brutto carattere, con tanti
difetti e contraddizioni, ma in fondo affidabile e capace di preziosi momenti
di dolcezza, un amore di grandi sofferenze ma anche di grande rispetto e passione.
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