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| "The Golden Prison" - "Almeno..." |
A volte lavorare qui è veramente difficile. Non per il
lavoro in sè, ma per le condizioni in cui viene svolto. Ogni giorno stampiamo
il programma di navigazione (un quotidiano di 4 pagine che contiene tutte le
informazioni relative al giorno successivo) per 2900 persone, il 8 lingue; io
personalmente mi occupo di 6 lingue, italiano, inglese, francese, spagnolo,
portoghese e tedesco, mentre il russo e il giapponese sono di competenza dei
madrelingua – causa di forza maggiore. Non so bene come darvi l’idea della mole
di informazioni che vanno raccolte, tradotte ed impaginate ogni giorno. Raccolte
le info, faccio la bozza in italiano, che deve passare il controllo del famoso
DS e del Cruise Director; una volta finita, preparo le altre lingue, per
sottoporle infine al vaglio delle hostess madrelingua. Naturalmente, non tutti
i giorni devo fare 6 Today (questo il
titolo del quotidiano) da zero; di solito parte delle informazioni è già stata
tradotta o addirittura impaginata per la settimana precedente, quindi, quando
gli itinerari si ripetono, mi basta prendere il programma della crociera scorsa
e aggiornarlo.
Non sarebbe tanto male, se il computer non si bloccasse ogni
dieci minuti. A volte, dopo un intero pomeriggio di lavoro, il monitor decide
di spegnersi. Ma questo è il meno; credo che l’improvvisa sparizione dal
desktop di tutte le icone e di tutte le finestre aperte, compresi i file su cui
sto lavorando da ore – spesso tutti e sei contemporaneamente – mi abbia portaro
ragionevolmente vicina ad un esaurimento nervoso, le prime due o tre volte che
è capitato (dopodiché ho imparato a salvare tutto ogni 3 minuti). Lo stesso si
può dire per altri eventi misteriosi legati alle strabilianti performance dei
nostri computers: ad esempio, files che non vengono salvati nonostante
amorevoli cure e numerosi “salva con nome”. Oltre a questi eventi catastrofici,
si verificano continuamente piccoli ma fastidiosissimi intoppi dovuti all’età
dei computer o alla qualità dei materiali che usiamo. Ad esempio, il programma
di impaginazione ci mette un minuto e mezzo per avviarsi; il computer stesso,
almeno 5 minuti per accendersi; se faccio più di 20 o 30 fotocopie in fila, la
Ricoh si blocca e bisogna smontarla per togliere i frammenti di carta che
rimangono all’interno; usiamo una versione di Word troppo vecchia e 2 volte su
5 non leggiamo i documenti che ci mandano; e via dicendo. Questo per quanto
riguarda i materiali.
Poi c’è tutta la parte legata alla stupidità umana e al
fatto che in questa compagnia è abbastanza facile fare carriera – sospetto che
i migliori, appena trovano una strada che li porti via da qui, la prendano, col
risultato che una buona percentuale di graduati è composta da grandi teste di
cazzo.
Un grosso problema deriva dal fatto che le procedure
lasciano grande spazio all’interpretazione: per citare un vecchio pirata, “il
codice è più che altro una traccia”. Genova non desidera o non è in grado di
centralizzare il comando, per cui ogni nave è un mondo isolato e funziona in modo
diverso dalle altre. La decentralizzazione sarebbe una scelta vincente, se le
navi fossero guidate (metaforicamente) da gente in gamba, ma considerando che
le decisioni sono in mano alle suddette teste di cazzo, finisce che è persino
difficile stabilire cosa è importante e cosa non lo è; finisce per essere tutto
di importanza vitale, tutto uno stress, una calamità, tutto questione di vita o
di morte, per esempio: il menu riporta mezzopollo alla griglia con insalata,
mentre il cuoco servirà mezzopollo alla griglia con insalatina di stagione: “How
comes!?!”, come è possibile!?! Bisogna ristampare 2700 copie con la nuova
dicitura. L’esercitazione è alle 18.10 invece che, come da programma, “alle 18 circa”: non sia mai. E allora, riaccendi
il computer, riavvia il programma, dialoga con la stampante per convincerla a obbedire,
riprogramma le impostazioni di stampa che regolarmente vanno perse ogni volta,
e via dicendo; tutto per una stronzata, tutto perchè, quando la persona che
comanda non ha esperienza, controllo e prospettiva, si fa venire i capelli
bianchi per ogni cosa, e li fa venire anche a chi è così sfortunato da lavorare
per lui.
Con un armatore così assente, ti rendi conto di quanto tu
sia solo. Quello che succede in nave resta sulla nave; o sarebbe meglio dire,
di quello che succede in nave, a Genova non importa un fico secco, fino a che i
conti tornano. Se manca la carta igienica e il budget del mese è finito, cavoli
nostri (sto esagerando; la carta igienica non manca mai, tranne quando l’Omino
delle Cabine si dimentica di distribuirla. Ma il discorso vale per altri generi
di prima necessità quali, ad esempio, pasta, o limone, o inchiostro, o
sigarette, o carta, e via dicendo). Se ho un problema per il quale necessito l’aiuto
o la supervisione del mio corporate,
affari miei. Gli uffici di Genova non sanno assolutamente niente della vita di
bordo - e come potrebbero, quando nemmeno i capi sanno niente della vita del
loro equipaggio, visto che conducono una vita separata dalla nostra, in suite
con coperte in piuma d’oca, tra frullati di frutta fresca e aragoste al vapore,
mentre noi dividiamo un bagno in 4, mangiamo riso bollito tutti i giorni e
camminiamo su pavimenti sporchi tirandoci dietro nugoli di polvere vecchi di
settimane?
Qui c’è da sbrogliarsela con quello che abbiamo a bordo, che
si tratti di un guasto al motore o alla stampante, di un problema al satellite
o al consumo di pomodori, come anche di organizzazione e di rapporti
interpersonali. Inutile sperare in un aiuto da Genova, e in questa terra di
nessuno ciascuno cerca di cavarsela al meglio giocando il proprio vantaggio a
discapito degli altri; specialmente i capi dipartimento, cioè la piccola
nobiltà, sempre impegnati a lucidare le apparenze e a consolidare il proprio
prestigio. Se il ponte B è sporco, fa niente. L’importante è che “di sopra”
nessuno se ne accorga. Dire sempre “sì” e poi fare di testa propria. È molto
facile: ai capi, come a Genova, non importa nient’altro che ciò che appare ai
passeggeri.

4 commenti:
se qualcuno dei miei colleghi si sentisse offeso dalla presente, vi prego di tenere conto che parte del post è stato dettato da una profonda incazzatura. capita anche a me, ogni tanto.
Adesso, francamente...mi dispiace molto che le cose siano così mal messe e che tu di questo debba patirne, ma...
Posso farti un elenco infinito di: carta igienica che manca, riso scotto con contorno di camole, dirigenti incapaci e collaboratori dei dirigenti stupidi e cattivi, personale che manca, turni di lavoro assurdi (ad esempio 4 ore di lavoro sparpagliate in otto, cossicché la tua paga giornaliera diventa una cosa risibile), surplus progettuale/prestazionale a costo zero, sensazione di solitudine profonda, isolamento pregiudiziale. Sto parlando della scuola, non di una nave. Come dire...ogni rotta ha bisogno di essere percorsa dalle sue navi, anche metaforiche, e dai suoi marinai. Benvenuta nel mondo del lavoro, ragazza. Purtroppo i cretini, come dice l'Enrico, sono troppi e dominano.
Baci
Così va il mondo, cara Ire, non che che questo ci debba consolare ma, insomma, a parte che tu navighi e tutto il resto del mondo, noi compresi nelle nostre scuolette, cerchiamo di camminare, o "almeno" di lavorare, mi vien da dire: "Siamo tutti nella stessa barca". Ci si domanda come il mondo possa andare avanti!
Se al posto di Genova o dell'armatore, ci metto il ministero o il Provveditore, poi tutto va a seguire, compresi i capi dipartimento!!! In verità penso che la stupidità sia la sciagura più grande ... inoltre abbonda. Coraggio!
Un abbraccio
Gira il link del post sulla mail di info di costa...
Cmq, che ci vuoi fare?! E' sempre così, siamo in Italia, si risparmi sempre, anche sui pc, finche si accende lo teniamo. Una vecchia collega diceva sempre: l'uomo deve essere la periferica + lenta". Parole sante!
Cmq sai come la penso, non ne vale la pena :)
tuma
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