sono di nuovo alle medie con un foglio bianco davanti, di nuovo nell'incertezza di un incipit.
un foglio bianco è tutto quello che sta dietro al foglio. è la paura di un segno tracciato male, di un errore di ortografia a penna, di andare fuori tema, è la possibilità di tutte le possibilità, tutte quelle che scarterò, e la peggiore, la possibilità che il foglio rimanga bianco.
davanti al foglio bianco cerco di togliermi i miei cliché di dosso e rimanere con nient'altro che me stessa da scrivere.
distratta dalla musica. distratta dalla sigaretta. dal mio ultimo primo amore. dal mio eroe della settimana. da una valigia. da un paio di occhiali rotti. da un'emozione appena accennata da enfatizzare. dalla stanchezza. dall'ozio. dai soldi che mancano. da te, santo cielo. oh, quanto, da te. dal frigorifero. dal lavoro. da una maglietta logora da cui non posso separarmi. dalla famiglia. dal telefono che suona. da quello che non suona. dai soliti pensieri. dallo specchio. dalla facilità con cui posso dimenticare tutto per mezzora premendo play. dalla scomodità. da una giustificazione firmata. dal freddo.
rileggo. queste parole avranno senso per qualcuno, oltre che per me? avranno senso per me, domani? ne hanno, anche solo adesso?
cancello. la consegna era? "tema libero".
ah, eccolo di nuovo, il foglio bianco. se solo avessi un titolo, un argomento. ma come fanno tutti gli altri? se lo sono trovati per caso sulla strada?
da piccola ho letto questo libro, c'era un bambino che andava in giro e chiedeva a tutti quanti "chi sono?". per esempio andò dalla mamma e le chiese: "chi sono?", e la mamma: "sei mio figlio". "sono un figlio", ripetè il bambino. poi alla maestra "chi sono?", e la maestra: "sei un alunno". "allora sono un figlio e un alunno", disse il bambino. poi andò dal pasticcere a comprare le caramelle, "chi sono?". "sei un cliente". "sono un figlio, un alunno e un cliente", pensò. poi incontrò il suo amico: "chi sono?". "sei il mio amico", "sono un figlio, un alunno, un cliente, un amico". a sua sorella: "chi sono?", "sei mio fratello e sei un po' stupido", "sono un figlio, un alunno, un cliente, un amico, un fratello, uno stupido". e così via. a tutti quelli che incontrava faceva la stessa domanda, e alla fine la sua lista era così lunga che dovette scriverla per non dimenticarsela.
c'è qualcosa di molto importante in questa storia che ha a che fare col mio foglio bianco. come mi hanno chiamata nella mia vita? figlia, alunna, cliente (poco, forse solo il pasticcere!), amica, sorella, stupida, amore, stronza, tata, coinquilina, signorina, ehi tu, bellissima, sfigata, giornalista (ad un paio di conferenze stampa...avevo il cartellino!), cameriera, ubriaca, filosofa (ce n'è di pazzi in giro), aiuto, conto numero xyz, cuoca, babba (e va bene...), una scopata, matricola, poupie, confidente, segretaria, artista, portaborse, iiiiiiiii, lettrice, una frana, anche un genio però (ho avuto qualcuno che mi ha guardato vedendo in me quello che avrebbe voluto vedere in sé), potrei continuare...
tutti i modi in cui mi hanno chiamata sono titoli di un tema.
ma al foglio bianco non basta. questo è un tema libero.
5 commenti:
Hai dimentichato il piu importante,sei una Poupi,e vuole dire tanto! ;)
Sei la mia IIIIIIIIIIIIIII!!!
amelie, sei diventata proprio brava in italiano.
e bi...biiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii
aggiungo subito queste voci all'elenco.
ho cambiato "piace" con "basta" nell'ultima riga
aggiungere babba please :)
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