current adventure: "How to be a Grown Up"

current adventure: "How to be a Grown Up"
description: jack si avventura nella giungla metropolitana; chi può sapere a cosa va incontro?
goal: capire cosa fare della propria vita
status: in corso

venerdì 20 febbraio 2009

TANTA NOSTALGIA DEGLI ANNI 90

caro diario,
ieri è stato il mio compleanno e ho passato proprio una bella giornata. sono andata a scuola e ho lavorato con lucas e lele ad una storia su delle tartarughe cicliste. lele impara in fretta ma non sta mai attento a quello che fa, e lucas è così timido che a volte passano vari minuti prima che abbia finito di raccogliere il coraggio sufficiente a tirare fuori dalla gola una flebile vocina, però siamo riusciti a finire il lavoro e ci è avanzato del tempo per giocare ai quiz (ho vinto io). c'era il sole e filtrava dalle finestre polverose dell'aula proiettando strane figure sui muri, e l'aria sapeva di vinavil, gesso, vecchi libri e quaderni di cento generazioni di studenti.

ho ricevuto in regalo un sacco di libri, dei quaderni, delle bollicine per fare il bagno, delle rose che sono bellissime ma moriranno e per questo mi dispiace molto, una libellula di legno che sta in equilibrio sulla punta ovunque l'appoggi in modo che sembra volare, due torte che la cuoca ha fatto proprio come gliele avevo chieste io. i miei amici mi hanno regalato un cellulare perché erano stufi di telefonarmi e non sentire nulla ("pronto?" CHHHHHHHHHHHHCHHHHHHH "ehhhhhhhhh? cosa???????????" CHHHHHHHHHHHHHHHHHCCHHHHHHHHHH CHHHHHHHHHHHH "non ti sentoooo!!!" "ireeeeeeeee!!!ci sei?" CHHHHHHHHHHH "prontoooo..." CLICK. eccetera).

ora però sono triste perché dovrò aspettare 365 giorni prima che sia di nuovo il mio compleanno.

vorrei che l'anno fosse fatto così: un mese di inverno (niente pioggia, solo freddo - non troppo - con natale e la vigilia del nuovo anno e il giorno dopo per fare buoni propositi da non rispettare), 4 mesi di primavera (pioggerellina ogni tanto - ma breve!, soprattutto sole tiepido che diventa dolcemente più caldo giorno dopo giorno, e a carnevale tutti sono obbligati a travestirsi), 3 mesi d'estate (in cui non lavoro ma vengo pagata lo stesso, c'è quasi sempre il sole, e quando diventa troppo caldo intervengono quei bei temporaloni estivi con un sacco di lampi e tuoni, le nuvole esauriscono le tonalità di grigio e si muovono veloci cambiando continuamente forma, e subito prima l'aria è elettrica e frizzante; e qualche volta un vento leggero rinfresca l'aria e la pelle riscaldata dal sole) 4 mesi d'autunno (dolce back to school/work, si fa leggermente più freddino ogni giorno che passa, il vento colora il cielo di rosso, giallo, verde e arancione con pennelli fatti di foglie, l'aria profuma di umido e di resina e c'è halloween)e poi tutto da capo.

e poi voglio più giorni speciali in cui apro i regali e ho tutte le attenzioni per me e un sacco di coccole. diciamo dieci. o dodici. uno al mese.


(tanta nostalgia degli anni novanta, quando il mondo era l'arca e noi eravamo noè: non si sapeva dove e come, ma si sapeva almeno perché.)

sabato 14 febbraio 2009

sono una sfigata che va alle feste sui tram e si fa venire il mal d'auto.

mercoledì 11 febbraio 2009

leggendo la trilogia millennium di stieg larssen ho imparato che...

...gli svedesi si nutrono solo di caffè e tramezzini.

martedì 10 febbraio 2009

memorie di una ragazza innamorata - capitolo sesto

cominciavamo ad essere grandicelli e ad avere i nostri piccoli giri. a quel tempo si chiamavano "gruppi dei segreti", e come dice il nome, quello che ci univa era la condivisione di intime confidenze. io mi confidavo con Sa e con Mara, mie storiche migliori amiche, e parlavamo soprattutto di ragazzi, oltre ad aver fondato una rock band chiamata Scosse, nome deciso a tavolino che stava a indicare quanto fossimo elettrizzanti e piene di vita (abbiamo all'attivo un singolo, la cover di "Ci vorrebbe un amico" con testo nostro). qualche volta parlavamo anche di cose serie, ad esempio Mara ci teneva un corso di catechismo. i miei genitori non mi hanno introdotta a nessuna religione, e ho cercato dio per i fatti miei nei posti più bizzarri.

dopo la ricerca sull'Abruzzo Lu mi chiese di far parte del loro gruppo dei segreti; ho ancora oggi il dubbio che lo fece sotto suggerimento di Mara (che era al corrente dei miei sentimenti) ma il solo fatto che lui si fidasse di me fino a quel punto mi rendeva felice. il primo giorno però appresi una notizia che mi sconvolse: Lu era innamorato di C., una nostra compagna di classe, più o meno dalla prima elementare (al contrario di F., Lu è stato sempre molto costante nelle sue passioni, e ha continuato così fino ad oggi, che io sappia: il suo è un amore fedele e duraturo, anche se per due decenni ha avuto l'insopportabile tendenza a diventare il migliore amico di tutte le donne di cui si innamorava; ma questa è un'altra storia). accolsi la notizia con fredda ironia. forse lo presi anche in giro ("uhhhhhhhhhhh, Lu e Ca si sposanoooooooooo e fanno tanti figliiiiiii!!!"). non avevamo perso l'abitudine di scherzare sul sesso, pur continuando a non saperne nulla, e io in particolare ho sempre reagito nel modo peggiore alle situazioni imbarazzanti. un esempio: in seconda media un mio compagno e carissimo amico mi chiese se avessi un foglio da prestargli. glielo diedi e lui con leggerezza mi disse "grazie, ti voglio bene!". avrei dovuto semplicemente rispondergli "prego, anche io!" con la stessa naturalezza, ma tutto quello che mi venne fuori fu un verso che voleva significare "non prenderti queste confidenze", e lui se ne andò offeso (gli passò subito per fortuna). ripensandoci mi dispiace ancora, perché per un motivo stupido ho perso l'occasione per dire a un amico che gli volevo bene; a mia discolpa posso solo commentare che sono un'imbranata cronica, e quando i miei sentimenti vengono messi in piazza, di solito non ne combino una giusta. va ancora peggio se in qualche circostanza dimostro i miei difetti: quando me ne accorgo li ingigantisco e praticamente mi metto alla gogna da sola, ribadendo a mo'di giustificazione quanto sono scema, così che se il mio interlocutore per caso non li aveva notati, in questo modo non gli sfuggono di sicuro. l'imbarazzo è una brutta bestia, e ho io ho sprecato un sacco di tempo a sentirmi imbarazzata.

ma quella sera, da sola nella mia stanza, rimasi sveglia a lungo a pensare al segreto di Lu. dopo un paio d'ore mi alzai e mi misi davanti allo specchio. l'abat-jour nella camera dei miei genitori era accesa: una luce calda filtrava dalla porta e delineava i miei contorni nel riflesso. che strano, non mi ricordo l'immagine che avevo davanti: per un trucco della memoria vedo in quello specchio di sedici anni fa la me stessa di oggi. mi feci un po' di smorfie per sdrammatizzare, e poi mi chiesi, ad alta voce, "cos'ha lei che io non ho?". semplice. era calma, matura e controllata. era popolare. era alla moda.
fu la prima volta che provai il disperato desiderio di essere diversa, la prima volta, ma non l'ultima.

lunedì 9 febbraio 2009

prima di andare a vivere da sola e trovarmi in carenza di cibo, ristrettezze economiche e in uno stato di pigrizia pseudolarvale con zero voglia di andare a fare la spesa, non avevo mai considerato le cipolle un cibo vero e proprio.
non sono mai state nulla di più che un semplice condimento con cui fare del soffritto.

e invece...

venerdì 6 febbraio 2009

il mio ultimo turno con luca

probabilmente hai ragione e per un po' io farò ancora finta che continueremo a vederci, all'inizio ci sentiremo ad intervalli regolari e poi sempre più di rado. io non sono esattamente la maga del "tenersi in contatto" e passano mesi, a volte molti mesi, prima che io mi decida ad alzare la cornetta. sono fatta così, anche se il mio pensiero tocca le persone che dovrei/vorrei chiamare e non lo faccio, le tocca molto più spesso di quanto immaginino. chissà perché ho questa avversione per il telefono. cmq incontrarti è stata una una cosa bellissima, e decine e decine di volte le tue parole mi hanno aiutata e confortata. spero che accada qualcosa che possa rendere naturale il fatto di chiamarti per bere un caffè, perché mi mancherai tantissimo.

mercoledì 4 febbraio 2009

memorie di una ragazza innamorata - capitolo quinto

da quando mi scoprii innamorata di Lu, pensare a come riuscire a passare del tempo con lui divenne la mia principale occupazione. restavo ore ed ore a fissare il soffitto fantasticando su improbabili situazioni in cui la circostanze ci lasciassero da soli, e in cui lui potesse finalmente conoscermi per quella che ero e innamorarsi di me. qualche esempio: un attacco di zombie nazisti ci costringeva a nasconderci nei sotterranei e poi a scappare lottando l'uno per la vita dell'altra; scoprivamo nella scuola un passaggio segreto per un altro mondo; gli rivelavo i miei superpoteri (ero convinta, e lo sono ancora, che le situazioni estreme spingano le persone a dare il meglio di se stesse e a capire cosa realmente sia importante per loro; inoltre pensavo, allora come adesso, che in tali disastrose e precarie condizioni, la mia totale mancanza di fascino e savoir faire sarebbe passata inosservata, a favore delle mie più spiccate qualità di eroina intelligente, coraggiosa e altruista). siccome non sapevo bene come far capitare nessuna di queste cose, e non potendo restare con le mani in mano, nel frattempo mi accontentavo di vivere una vita normale e ingaggiavo con la mia amica Sa una specie di gara per contendercelo come compagno nei lavori di gruppo.

in quarta elementare stavamo studiando le regioni d'Italia. ci saremmo divisi a coppie e ciascuna coppia avrebbe fatto una ricerca su una regione per esporla davanti agli altri. come accennavo prima, da piccola avevo dei superpoteri, e con il mio superudito potei sentire prima di Sa che Lu avrebbe scelto l'Abruzzo. neanche a dirlo, divenne subito la mia regione preferita e decisi che avrei studiato quella o nessun'altra. ebbi a disposizione due o tre meravigliosi pomeriggi con Lu, seduti per la prima volta da soli nello studio di casa sua con libri e quaderni (era il mio habitat naturale) e la merenda che sua mamma ci portava di tanto in tanto per rifocillare le nostre menti e i nostri stomaci voraci da bambini. credo di aver fatto io tutti i compiti, ma non mi importava, e comunque, come avrei avuto modo di constatare negli anni, non sarebbe stata l'ultima volta. direste che quegli attimi siano rimasti impressi nella mia mente come fotografie, ma non è così: ero talmente emozionata che non ricordo bene cosa accadde. tutto è molto confuso, lo stesso tipo di immagini che puoi ricordare quando provi un fortissimo panico e per alcuni secondi ti dimentichi di respirare. per la cronaca faccio ancora così: dimentico quasi completamente le immagini dei momenti molto emozionanti, ma posso rievocare benissimo l'emozione in sé (è uno dei motivi per cui faccio così fatica a raccontare le cose).

avevo vinto la Battaglia delle Regioni, ma il risultato, come vedrete, fu la causa delle mie prime vere pene d'amore: divenni sua confidente.
ultime due settimane da blockbuster. sono così stanca che non so esattamente come mi sento, anche se quando penso che tra un mese la mia vita sarà completamente diversa da ora - di nuovo - mi prende un vago senso di panico.

martedì 27 gennaio 2009

ma chi voglio prendere in giro

una persona matura e equilibrata, sicura di sé, spigliata e simpatica.
così dicono. non so di chi stiano parlando però. a volte mi sembra di capire che stiano parlando di me; ma ecco, è semplicemente impossibile. perché vedi, non è una descrizione che mi si addice.

fai tanta fatica a costruirti un sacco di belle illusioni su te stessa e poi basta un soffio di vento a farle crollare come un castello di carte. come quando ti guardi intorno sulla pista e non riesci, non riesci a muoverti, la tua vita diventa improvvisamente di legno e le ginocchia di burro, e le braccia non ti ricordi nemmeno di averle mentre pendono senza vita lungo i fianchi. gli sguardi addosso ti bruciano come raggi di sole attraverso una lente di ingrandimento e l'unica cosa che vorresti è essere invisibile, sparire dalla sua vista, dimenticare tutto, non sentirti più quell'imbranata che pensavi di aver perso.

è un solo sguardo quello che vorrei per me, e l'unico che non mi sento capace di prendermi.

sabato 24 gennaio 2009

riflessione estemporanea: se il governo dichiarasse illegali le sigarette ci sarebbe più gente in piazza che per i diritti civili.

mercoledì 21 gennaio 2009

primo post dell'anno, ineditamente in ritardo, come me del resto.

superata l'euforia natalizia, superata la mistica sensazione di un anno che muore e uno nuovo che nasce, superata anche l'ahimé immancabile tristezza post-feste... ecco jack che torna come sempre al suo posto.

la mia settimana è iniziata con una specie di presagio favorevole, perchè proprio mentre mi disperavo per rimettere ordine tra tutte le cose che devo fare, ho trovato una bellissima agenda praticamente nuova abbandonata su una panchina. è una moleskine rossa; dentro non c'era neanche un numero di telefono e così non ho potuto restituirla al proprietario. peccato... me ne sono impossessata con gioia e ho scritto tutti i compleanni sul calendario, constatando che la maggior parte dei genitori concepisce i figli tra agosto e settembre. dome dire che scopano solo l'anniversario di matrimonio.

in questi mesi, dopo meditabonde sedute di riflessione, ho deciso di tornare per un po' a casa dei miei, licenziarmi dal blockbuster e provare seriamente a finire l'università. vorrei rendere per iscritto la profondità di questa decisione, ma il mio stile fresco e naif me lo impedisce. mi ri-trasferisco da loro i primi di marzo e sono un po' in ansia per una serie di cose, che un elenco asettico potrebbe riportare in quest'ordine: sono due anni che non vivo più con loro; mi dispiace un sacco andarmene da casa mia, rinunciare ai miei ritmi e alla mia libertà e soprattutto alla quotidianità con tutti i miei coinquilini, sia legittimi che acquisiti; e la domanda che non oso pormi è se io sia effettivamente capace di laurearmi o se quest'impresa, effettivamente da me mai tentata, richieda capacità organizzative, costanza e concretezza superiori alle mie forze, senza contare che ho chiuso i libri due anni fa. tuttavia, proprio questa è la domanda a cui voglio trovare una risposta, ed è il motivo per cui ho deciso di tornare a casa, smettere di lavorare e dedicarmi seriamente allo studio.
per qualche settimana ho coltivato l'illusione di poter tornare ad essere quasi solo una studentessa, mantenendo solo la rivista; ma a quanto pare non è più possibile. mi hanno offerto un lavoro come maestra di sostegno in una scuola elementare tramite la cooperativa per cui già lavoro come educatrice del prescuola e mi sono trovata ad accettare. cmq saranno solo 10 ore alla settimana. il problema è che ci sarà un periodo di transizione in cui tra blockbuster, il prescuola, il sostegno e la rivista lavorerò quasi 50 ore alla settimana, con un trasloco abitativo ed emotivo da fare.

nel frattempo il mio unico desiderio è farmi una vacanza! non lascio la città natale (tranne che per motivi di lavoro) da febbraio dell'anno scorso. il tempo fa schifo e gennaio è decisamente il mio mese s-preferito. oggi, ad esempio, ogni cosa a milano ha lo stesso colore (grigio) elegante ma monotono. a volte, quando mi capita per 3 o 4 giorni di fila di riuscire a strappare al massimo 4 ore di sonno alle mie attività quotidiane (il che capita molto spesso), la stanchezza, il freddo, l'umido, il buio perenne e forse anche un po' le mestruazioni in arrivo mi danno l'impressione che la città mi sia leggermente ostile. ad allietare le uggiose giornate invernali però c'è qualcuno che funziona come una specie di mio sole personale, e non credevo che sarei mai stata abbastanza romantica da dire una cosa del genere.

direi che è un buon riassunto del mio presente.. nel complesso posso dire che sono abbastanza stressata ma non triste, e che avere un progetto almeno per i prossimi mesi è qualcosa che non mi succedeva da anni. molti anni: a occhio e croce, sei. è quasi una buona cosa :D

giovedì 4 dicembre 2008

no no

tornerò. sto pensando a un po' di cose.

mercoledì 1 ottobre 2008

quanto durerà(ò)?

a un mese di distanza dal 1°settembre, posso dire che questo mese (settembre) detiene il primato delle promesse e dei buoni propositi. ho deciso di rendere produttiva la mia vita: finora non ho ancora ottenuto risultati, tranne quello di mettere altra carne al fuoco, ma spero che i frutti maturino presto ("spero" non è esatto: non c'è da sperare ma da fare.)

venerdì 19 settembre 2008

Memorie di una ragazza innamorata. Capitolo quarto.

A 8 anni mi sentivo adulta. Mi facevano incazzare quelli che dicevano frasi del tipo “te lo spiegherò quando sarai più grande”, “sono cose da grandi”, “questo è il tavolo dei grandi (siediti a quello lì dove ci sono un mucchio di tuoi coetanei che si lanciano polpette al sugo sui vestiti )”, e soprattutto, “l’amore è una cosa da grandi”, come pretendeva la maestra. La compagnia dei miei coetanei, fatte le debite eccezioni, non mi esaltava granché, trovavo più soddisfacenti le conversazioni con gli adulti. Forse era dovuto al mio ego smisurato, smisurato per una bambina così piccola. Non era colpa mia. Fin dalla mia prima protesta silenziosa nella pancia di mia madre, ho avuto intorno adulti che mi ripetevano quanto fossi intelligente eccetera. In parte mi piacevano perché mi gongolavo nella loro considerazione, ma soprattutto era perché ho sempre avuto un debole per le discussioni e le speculazioni razionali. A 5 o 6 anni mio papà mi spiegò cosa fosse un numero primo (cercava di trasformarmi nel novello einstein?): forse non capii nulla, ma fu molto gratificante. Quindi non mi lamento; solo che ci sono voluti un sacco di anni e di merende a latte e sostanze nutrienti come quelle della pubblicità, prima che il mio corpo assumesse una dimensione adatta a contenere il mio ego.

Dimensioni corrette: corpo/ego=1

Ire a 8 anni: corpo/ego=1/1.000.000

Comunque, penso ancora che non sia vero che l’amore sia solo una cosa da grandi. A 8 anni mi sono innamorata nel primo rudimentale modo adulto. È quello che fa sognare a occhi aperti, scrivere poesie imbarazzanti, sperimentare gelosia, nostalgia, speranza e iperventilazione. Soprattutto gelosia, visto che non fu mai corrisposto, ma vissuto dalla parte (s)fortunata e paziente dell’amica. Dico rudimentale, perché nonostante le emozioni negative non esigeva conferme, ed era alimentato dalla semplice presenza dell’amato; qualcuno obbietterà che è così che l’amore sempre deve essere, ma siamo realisti: più tardi si fanno avanti altre esigenze, o comunque, dopo un po’ di tempo dietro a un amore a senso unico ce la si fa passare, io all’epoca restai innamorata di Lu per... 5 anni? Con qualche sbandamento, ma posso affermarlo senza esagerare troppo. O forse dico così solo perché non mi capitò più di essere così innamorata senza essere corrisposta.

Cominciò tutto per gioco (rudimentale; o comincia sempre per gioco?).

È una storia che non ho mai raccontato perché un po’ me ne vergogno: fu un gioco per me raccontare alla mia amica che anche io ero innamorata di lui, che l’avevo capito in un sogno, e che i sogni dicono sempre la verità. Ma la mia non era verità, non proprio, volevo solo sapere quanto lei mi fosse amica, o forse ero annoiata e volevo movimentare la situazione, e questa è la parte di cui mi vergogno. Una piccola parentesi, la nostra amicizia, mia e di Sa, non fu scalfita da questo gioco (perché era amore rudimentale per entrambe, e lui purtroppo non era nostro, né suo né mio), ma da altri eventi di cui non sto a raccontare perché andrei fuori tema.

Non ricordo come andò, ma quant’e vero, quella stronzata ebbe conseguenze vere. Insomma, ad un certo punto ero innamorata di Lu. E il motivo era perfettamente chiaro: era bello, con quelle sue orecchie morbidose che spuntavano da folti ( folti!) capelli a scodella. Era educato, intelligente e spiritoso, più maturo degli altri, e aveva già allora una tempra morale che lo distingueva e che con gli anni è diventata il suo marchio di fabbrica. E la sua fragilità esteriore stimolava il mio famoso istinto materno. Spesso era malato. Cominciai a vedere l’universo come un grande tutto, in cui una farfalla sbatte le ali a pechino, e a milano viene la pioggia invece del sole. Tutto divenne un segno per qualcos’altro. Un esempio che risale a quando ebbi l’età per preparare il caffè (ero già alle medie). Ogni mattina riempivo la caffettiera, e se rovesciavo del caffè fuori dal filtro, Lu sarebbe venuto a scuola; altrimenti, voleva dire che era malato e sarebbe rimasto a casa. Io rovescio il caffè quasi ogni volta, ma superata la prima o seconda infanzia, Lu si ammalava molto meno: così il mio piccolo esercizio di divinazione funzionava quasi sempre. L’amore rende fatalisti, o forse è che quando lo provi, cominci a vedere l’amore dappertutto.

commala-come-come (il giorno 19)

ho abbandonato il blog per un pezzo, ma ho una buona scusa (metà del blog a scrivere, l'altra metà a inventare scuse per non farlo): ero con roland. l'ho lasciato stamattina e già mi manca. che dico? mi strazio per la nostalgia! l'unica consolazione è che ha ripreso il suo viaggio, e magari ci rivedremo, se il ka lo vorrà.
il nostro viaggio non mi ha portata lontana dalle mura di casa, ma nemmeno ero qui, se capite cosa intendo. i miei occhi e la mia mente hanno viaggiato, scorrendo per kilometri e kilometri lungo le righe, attraverso i capitoli, per sette lunghi libri, imparando ad amare i miei compagni di viaggio e a soffrire per la loro perdita, uno per uno, fino a che non è rimasto nuovamente che lui, roland di gilead, l'ultimo cavaliere, l'inizio e la fine e l'inizio. il ka è una ruota, come dice lui...
di nuovo, un'altra volta ancora, una di molte, diciamo delah, l'uomo in nero fuggì nel deserto, e il pistolero lo seguì.





(stasera mi metto a lavorare sul quarto capitolo, diciamo alleluja)

martedì 2 settembre 2008

prigione

Vivere
amare
conoscere
avere
una sola cosa
è prigione

Vivere una sola vita
in una sola città
in un solo Paese
in un solo universo
vivere in un solo mondo
è prigione.

Amare un solo amico,
un solo padre,
una sola madre,
una sola famiglia
amare una sola persona
è prigione.

Conoscere una sola lingua,
un solo lavoro,
un solo costume,
una sola civiltà
conoscere una sola logica
è prigione.

Avere un solo corpo,
un solo pensiero,
una sola conoscenza,
una sola essenza
avere un solo essere
è prigione.


N. Ngana, “Prigione”, in Id., ÑindôNero, Anterem Edizioni Ricerca, Roma 1994

lunedì 1 settembre 2008

settembre

se non fossi così preoccupata, così sbandata, così disordinata, così inevitabilmente e allo stesso tempo elettivamente impotente, così pigra e arrabbiata...
noterei i lunghi crepuscoli blu, le luci delle macchine, il rumore della città che si risveglia di botto, l'aria dopo la pioggia che suona ai rintocchi delle gocce d'acqua raccolte dalle foglie, e la sensazione che tutto sia nuovo e profumato come un quaderno appena comprato.

venerdì 8 agosto 2008

Memorie di una ragazza innamorata. Capitolo terzo.

F. e il suo compagno di merende S. si divertivano a tampinare noi bambine con una costanza e una tenacia che hanno dell’eroico. Davvero: qualunque fosse il loro scopo, e non credo avesse molto a che fare col sesso, vi si dedicavano anima e corpo per tutta la durata delle lezioni. Ho qualche amico adolescente recidivo che li chiamerebbe “Punti Coraggio”, e mannaggia a me, negli anni a venire quel coraggio mi ha causato qualche grattacapo. Avete mai accettato un appuntamento, o anche solo lasciato il numero di telefono a un ragazzo, solo in virtù di un’attonita ammirazione per la sua sfacciataggine? Beh, se sì, sapete di cosa parlo.

Comunque, grazie alla sua perseveranza, anche S. ebbe un posto nel mio cuore. Un ragazzo di strada, si potrebbe dire, con un disastro di famiglia alle spalle, di quelli che mia mamma accoglierebbe a braccia aperte con l’entusiasmo del messia, e così andò, infatti per un certo periodo lo avevo spesso per casa. Andava d’accordo con i miei fratellini e li faceva giocare, il che faceva salire parecchio i suoi punti. Aveva delle cicatrici che lo facevano sembrare un randa ancor più di quanto non lo fosse. Non so perché ma le cicatrici mi sono sempre piaciute. Puoi fare finta che siano ferite di guerra, e poi fumava. Che dire? Persi la testa. Ah, i ribelli! Assediò il mio cuore un pomeriggio d’inverno. Non so per quante ore andò avanti a chiedermelo, ma alla fine riuscì ad ottenere un mio bacio (sulla guancia!). Kiss and tell!, il giorno dopo lo sapeva tutta la classe. Che stronzo! Stranamente, a nessuno fregò nulla, e la storia si sgonfiò prima di montare, ma io mi vergognai moltissimo lo stesso.

In quegli anni c’era un altro uomo che di tanto in tanto faceva capolino nel mio cuore: il classico amico d’infanzia. M. mi ha insegnato a camminare tenendomi per una mano e stringendo con l’altra la coda di un cane indulgente. Una volta ci siamo “nascosti” dietro il letto dei miei per spogliarci poiché avevamo sentito dire che i maschi e le femmine erano anatomicamente diversi (in effetti c’era una piccola differenza, e per un certo periodo mi convinsi che con il passare del tempo quel cosino tra le gambe sarebbe cresciuto anche a me...). Più grande di tre anni, era il mio compagno di giochi ma anche in qualche modo irraggiungibile. È stato una presenza leggera, leggerissima ma più o meno costante nei miei pensieri per anni, ripensavo a lui ogni volta che il mio cuore era libero. I nostri genitori erano amici e ci siamo frequentati più o meno fino alla mia terza elementare, poi, per qualche motivo, non ci siamo più visti per molto tempo. L’incontro successivo risale ai miei 12 anni, il periodo peggiore della mia vita dal punto di vista amoroso, e stendiamo un velo sul look: una disfatta che nemmeno Caporetto. Non fece altro che parlare di sé, anzi, credo che parlasse con sé, e d’altronde, io indossavo un completino a scacchi bianchi e azzurri con camicetta annodata alla vita da pin-up anni 50 e un ridicolo accenno di seno, in compenso mi portavo dietro due bei cosciotti di maiale, una zazzera imbarazzante, l’ignoranza più totale sulle tecniche di seduzione e la mia sempiterna goffaggine (poche cose sono cambiate da allora!). Ma se l’amore è una guerra, quella sera persi solo una battaglia. Ci incontrammo di nuovo per caso quando avevo 17 anni in un pub vicino a corso Buenos Aires. Io ero a una festa di compleanno, raggiante, bellissima e magrissima: il mio ragazzo mi aveva lasciato per un’altra e io avevo smesso di mangiare per una decina di giorni. Mi ero giusto giusto ripresa e stavo scoprendo che il mondo era la mia ostrica. La reazione che suscitai in lui quella sera, mi diede la rivincita per la mia Caporetto.

Questi sono i miei amori fino alla terza elementare.

Poi venne L.

giovedì 24 luglio 2008

Memorie di una ragazza innamorata. Capitolo secondo.

Le elementari sono state scandite da grandi e piccoli amori, non solo miei: alle elementari, pare, tutti s’innamorano continuamente, o almeno così succedeva nella mia classe.

Per me, F. è stato il primo. Era decisamente un figo. Non che fosse proprio bello, con quella faccia un po’ allungata e la sua curiosa predilezione per il colore fucsia, ma aveva lo Sguardo. Lo Sguardo è quella cosa che quando si posa su di te ti fa sentire una dea, la più bella, la più corteggiata, la più grande, anche quando non sei innamorata. Non tutti gli uomini hanno lo Sguardo. Io l’ho incontrato due volte: il secondo dovrà aspettare molti anni.

Per un breve attimo fui l’oggetto di quello Sguardo. Quel giorno è impresso a fuoco nella mia memoria: la maestra ci sta insegnando l’alfabeto (che noia, capirai, io so già scrivere da un paio d’anni, e queste qua mi fanno colorare delle stupidissime schede... è stato allora che mi sono seduta sugli allori e ho smesso di impegnarmi. Avevo 6 anni e mezzo.). “Chi mi dice una bella cosa che comincia per I, bambini?” e F., rompendo l’agghiacciante silenzio che opprime le lezioni dell’Ornella, infrangendo la sacra regola dell'Alzare La Mano, grida forte: “IRENE!”. Ora sarei lusingata da una così accorata e pubblica dichiarazione d’amore, ma quel giorno provai solo un indistinto sentimento di vergogna. F. non mi interessava ancora. Solo molto tempo dopo (alcuni giorni) cominciai a pensare che fosse carino. È il mio punto debole: non so resistere ad una corte con tutti i crismi, e lui ci sapeva fare. Non per i fiori, i cioccolatini, le coccole (ok, non c’erano fiori né coccole: eravamo così piccoli che c’erano solo i cioccolatini...): queste cose sono banali. A conquistarmi furono il suo estro creativo e la sua passione. Se fosse il personaggio di un libro, col tempo sarebbe diventato un esteta, un Casanova, un perfezionista della seduzione.

Purtroppo ormai era tardi, il suo Sguardo era già rivolto verso un altro polo di attrazione (per meglio dire, zompettava da un polo all’altro con estrema facilità. Donnaiolo!).

Ahhhhhhhhhhhhhhhh, soffrire per amore. NoiRagazzeACuiF.AvevaSpezzatoIlCuore condividevamo la mistica esperienza dell’amore romantico. Ci sentivamo elevate ad un nuovo stato di coscienza, e non serviva parlarne: ora noi Sapevamo. Gli altri non potevano capire.

F. confermò la sua vera natura di tombeur de femmes qualche anno dopo, in 2 occasioni. La prima, in cui mi confessò senza vergogna di voler diventare grande solo per poter scopare (testuali parole). Cercai di raccontarlo a mia mamma, ma ero così imbarazzata che scambiai “scopare” con “baciare”, e lei, ovviamente sorpresa dalla mia indignazione, mi rispose che non c'era nulla di male. Naturalmente da un certo punto in poi tutti in classe parlavano di sesso con ostentata disinvoltura, anche se nessuno di noi l’aveva mai fatto, ma c’è di più. Non capivamo il punto. Io almeno non lo capivo, non mi sembrava poi tanto diverso dal fare la spesa, lavare i piatti, insomma una pratica utile per sfornare fratellini, ma proprio non afferravo che cosa avesse di tanto segreto.

La seconda volta quando si “mise insieme”alla più corteggiata della classe, C. Un affare di stato. Mi ricordo pianti disperati e facce di bronzo, ambasciatori trafelati misurare il giardino a grandi falcate, panico, isterismo, tragedie... mi sembra di ricordare che la loro relazione si concluse poche ore dopo, per amore della quiete pubblica, con grande sacrificio da parte di entrambi, separati l’uno dall’altro da uno stuolo di ammiratori senza più una ragione di vita. Eravamo in quarta elementare, e per quanto riguarda me, la loro unione mi toccò solo indirettamente; ma questa è un'altra storia.

Nemmeno le più intelligenti della classe erano immuni al fascino innato di F. Chi di noi non ne è stata innamorata almeno per qualche giorno? Io gli ho persino messo un regalo nello zaino di nascosto (un orologio digitale trovato nell’uovo di Pasqua), corredato da bigliettino: “F. credo di amarti”. Ignoro per quali circostanze, ma la maestra ne venne al corrente e fece a tutta la classe una ramanzina su come queste cose non si addicessero alla nostra età eccetera eccetera. Ora che ci penso, nessuno mi ha ancora ringraziato per quelle ore di grammatica perse a vantaggio di più futili argomenti.

venerdì 27 giugno 2008

una delle cose che preferisco è...

...andare a letto senza puntare la sveglia.