Ritorno dal mio soggiorno napoletano
con le idee confuse.
A Torre del Greco ho preso la patente
per la sicurezza in mare. Ora so come si spegne un incendio, so
trascinare a riva un neonato con le braccia fuori dall'acqua, so che
posso tuffarmi da 4 metri senza problemi (ma non si finisce mai di
cadere?!?). Discutere di filosofia con un pescatore: finisce pari e
patta, sul molo il vento gelido ti congela pure i noumeni. Tante cose
che non ho mai fatto, altre che ho fatto spesso, ma che sono sempre
nuove: fare amicizia; dire addio; nel giro di una serata, passare dal
"voglio tornare subito a casa" al "non tornerò più
indietro" e vice versa una decina di volte. È la nostalgia che
comincia a farsi sentire, come se volesse spifferarmi cosa mi
aspetta: ma io lo so già, anche se me l'ero dimenticato. Le cose
stanno così: il mondo è un posto incredibile e meraviglioso. Amore
e gioia sono un po' dappertutto, e dovrebbe bastare per essere
felici; ma non è così, perché ovunque tu sia, caro il mio jack,
sentirai la mancanza di quello che è altrove. È il prezzo da
pagare.
Napoli meriterebbe un post tutto suo,
ma lo conservo per quando potrò dedicarle più di qualche ora di
passaggio tra un traghetto e un treno. Dico solo che è una città
MAGICA e che dovrebbero esserci meno luoghi comuni e più guide come
Davide e Biagio; e che se hai un anfitrione partenopeo, non riuscirai
mai a pagare nemmeno un caffè.
E Ischia, che per me sa un po' di
famiglia.
Molte ore di viaggio, molte ore per
pensare. E già che ci sono, faccio la prova sul traghetto: di notte
sul ponte fa troppo freddo, se voglio studiare le stelle mi dovrò
armare di igloo.