
che suonavi una foglia di fiore
che cantavi parole leggere, parole d'amore
ho assaggiato le tue labbra di miele rosso rosso
ti ho detto dammi quello che vuoi, io quel che posso.
la vita è piuttosto cortina per passarla col broncio. è qualcosa di cui mi sono convinta sulla via, non l'ho sempre pensata così; e impararlo mi ha cambiato il carattere, da piccolina ero sempre corrucciata, e il minimo dettaglio aveva l'importanza di una vita intera.
se le cose non andavano come volevo o come avevo pianificato, ne facevo una vera tragedia.
davo agli oggetti un grande valore, ognuno di loro aveva una propria esistenza e un'anima, e ogni perdita equivaleva alla morte. inscenavo un funerale ogni volta che perdevo o rompevo qualcosa. durante la cerimonia disegnavo o rappresentavo in qualche modo l'oggetto perduto, in modo da fissarne x sempre la memoria. di solito scrivevo anche 2 righe. "al mio caro cappellino perduto per sempre per colpa mia". quella volta disegnai il mio cappellino abbandonato su una panchina perché non lo trovavo più ed ero convinta di averlo lasciato ai giardinetti (lo trovai qualche giorno dopo in fondo all'armadio). celebravo questi riti da sola, non mi importava che qualcuno assistesse, nemmeno i miei numerosi amici immaginari. era una cosa tra me e me perché sapevo, anche se ancora non avevo mai formulato questo pensiero, che se avessi ricordato quella cosa non l'avrei perduta fino in fondo.
ero una perfezionista. lo sono ancora, e se una cosa dipende da me, cerco di farla in modo che corrisponda il più possibile a quello che ho in mente. ma da bambina non ammettevo errori, e che lavorassi da sola o collaborassi con altri, il risultato doveva corrispondere ai miei criteri di perfezione (a meno che non mi annoiassi e lasciassi perdere). naturalmente c'era una ed una sola via per ottenerli: la mia (devo ammetterlo, però: ancora oggi, sono poche le volte in cui la via di qualcun altro mi appare migliore di quella che seguirei io stessa. ad esempio, sto cercando di insegnare a mia mamma come fare il puré, e credo che questo sia molto seccante per lei). se una cosa non veniva fuori perfetta, tanto valeva buttare via tutto e dedicarsi ad altro, o più spesso, mettere il broncio per la delusione.
ho sempre avuto molto chiara l'idea di cosa fosse giusto e sbagliato. ora vi direi "cosa fosse giusto e sbagliato per me", ma da bambina quel "per me" non aveva senso. Giusto e Sbagliato erano due entità concrete e reali quanto me, anzi, anche di più, due divinità presenti in ogni singolo atomo dell'universo (grazie a mio papà, ho scoperto molto presto che esisteva un universo e che con ogni probabilità era fatto di atomi, anche se non riuscivo a vederli; e d'altronde, da che mi ricordo, non ho mai avuto difficoltà a credere che le cose potessero esistere anche fuori dal mio campo visivo). Giusto e Sbagliato. le cose della vita si dividevano in queste due categorie. niente da obbiettare alla prima; quelle della seconda mi contrariavano enormemente. mi comportavo di conseguenza e dagli altri mi aspettavo esattamente lo stesso atteggiamento semplicemente perché secondo me era l'unico sensato. ero già platonica, e nemmeno avevo mai sentito parlare di platone.
punteggio finale:
1) torta di gaia 10
2) frittelle della bi (preparate da lucio e ire) 7+
ma mi sento di dire che non ci sono perdenti in questa gara...perchè alla fine mangiano tutti!
lucio ha lasciato qui il suo orologio e io l'ho preso in ostaggio. mi piace tenermelo addosso: è di lucio! se lo rivuole, deve assaggiare una frittella. e qual'è la magagna, direte voi? beh...
e se si trattasse del preparato x frittelle cameo?...
e se lucio avesse voluto controllare la data di scadenza?...
e se io, invece, non gliel'avessi lasciato fare, pensando che era molto + divertente cucinare prima, controllare poi?...
e se...
